Con la promulgazione della legge che istituisce il 4 ottobre come festa nazionale dedicata a San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha confermato la volontà del Parlamento, ma al tempo stesso ha richiamato l’attenzione su alcuni aspetti problematici del provvedimento. In una nota formale indirizzata ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, il Quirinale ha evidenziato che la norma presenta criticità di tipo tecnico e sistematico, pur non configurando vizi di costituzionalità.
Il punto centrale della questione riguarda la qualificazione giuridica della ricorrenza del 4 ottobre: può essere considerata allo stesso tempo festività nazionale e solennità civile? Per il Presidente della Repubblica, la risposta è no. Nel nostro ordinamento, le due qualificazioni non sono sovrapponibili, perché producono effetti giuridici distinti e non sempre compatibili.
Il problema della doppia qualificazione
La nuova legge, approvata in via definitiva dalle Camere, prevede che ogni anno il 4 ottobre sia riconosciuto come giornata festiva nazionale in onore di San Francesco, con effetti analoghi a quelli previsti per le altre festività civili riconosciute dallo Stato. La norma, come sottolinea il Quirinale, inserisce il giorno nel calendario delle festività a livello nazionale, con tutte le conseguenze previste: interruzione dell’attività lavorativa, sospensione delle attività scolastiche e limitazioni per atti giuridici e amministrativi.
Tuttavia, nel farlo, espunge ogni riferimento a Santa Caterina da Siena, anch’ella patrona d’Italia, contenuto nella legge n. 260 del 27 maggio 1949 e, successivamente, nella legge del 1958 che istituiva una “solennità civile” in onore congiunto dei due Santi. In quella norma, San Francesco e Santa Caterina erano celebrati insieme, come “patroni speciali d’Italia”, in un’unica ricorrenza dal forte significato valoriale: promozione della pace, della solidarietà, del dialogo tra culture e religioni.
Con la nuova legge, invece, si rompe questo equilibrio, creando una sovrapposizione normativa che, secondo il Presidente Mattarella, rischia di generare confusione giuridica e istituzionale. Nella stessa giornata del 4 ottobre, due differenti norme prevedono celebrazioni simili — legate agli stessi valori fondanti — ma con status e conseguenze giuridiche differenti: la festività nazionale per San Francesco e la solennità civile per Santa Caterina.
Il richiamo del Quirinale: “Serve una scelta chiara”
La Presidenza della Repubblica, pur promulgando il provvedimento — non ritenendo sussistenti profili di illegittimità costituzionale — ha colto l’occasione per richiamare il legislatore a un intervento di chiarificazione e coordinamento. Il nodo, come spiega la nota del Quirinale, è che “non può essere qualificata al contempo sia festività nazionale sia solennità civile, anche perché da tali qualificazioni il nostro ordinamento fa discendere effetti diversi”.
In altre parole, bisogna decidere a quale dei due Santi e a quale forma di celebrazione attribuire la giornata del 4 ottobre. Due le ipotesi suggerite implicitamente dal Capo dello Stato: o si conferma la festività nazionale in onore del solo San Francesco, abrogando la precedente previsione di solennità civile che riguardava entrambi i patroni, oppure si mantiene un riferimento congiunto, ma chiarendo con precisione gli effetti pratici e simbolici della norma.
Il Quirinale osserva inoltre che “la previsione di una solennità civile appare meno rilevante rispetto a quella di una festività nazionale”, lasciando intendere che la scelta debba verosimilmente cadere sulla nuova qualificazione, ma che ciò richiede un atto esplicito del legislatore. “Va operata quindi una scelta in tal senso”, recita il comunicato, evidenziando l’urgenza di un chiarimento normativo per evitare duplicazioni, sovrapposizioni o, peggio, conflitti interpretativi.
Effetti concreti: scuole, uffici e atti giuridici
Uno degli aspetti più delicati riguarda gli effetti concreti della nuova festività. Essendo inserita nell’elenco delle festività nazionali, il 4 ottobre diventa un giorno non lavorativo a tutti gli effetti. Le scuole e gli uffici pubblici dovranno sospendere le attività, e la giornata avrà le stesse conseguenze di altre ricorrenze civili già esistenti, come il 2 giugno o il 25 aprile.
Tuttavia, la presenza di una solennità civile concorrente rischia di generare confusione, soprattutto nei contesti istituzionali e amministrativi. Il Capo dello Stato ha pertanto sollecitato una revisione delle disposizioni vigenti, anche in merito alle attività celebrative che potranno essere promosse da enti pubblici e istituzioni scolastiche. In caso si optasse per mantenere due giornate distinte — una per San Francesco e una per Santa Caterina — sarà necessario stabilire date, contenuti e modalità di celebrazione separati, evitando ambiguità o sovrapposizioni.
La figura di San Francesco tra spiritualità e valori civili
La scelta di elevare San Francesco d’Assisi a protagonista di una festività nazionale non ha solo una valenza religiosa, ma anche — e forse soprattutto — etico-culturale. Figura universalmente riconosciuta per i suoi ideali di pace, fraternità, rispetto per la natura e per i più deboli, San Francesco rappresenta un simbolo che travalica i confini confessionali, in grado di unire credenti e non credenti in una riflessione comune sui valori fondanti della convivenza civile.
È proprio questo lo spirito con cui il Parlamento ha voluto istituire la nuova ricorrenza, sottolineando la necessità di ancorare la cultura repubblicana a figure simboliche capaci di rappresentare l’identità profonda del Paese. Tuttavia, come ha rilevato il Quirinale, è fondamentale che questa scelta sia accompagnata da una chiarezza normativa e sistematica, per non disperdere il valore simbolico in una confusione legislativa.
Santa Caterina, l’altra patrona dimenticata?
Sul versante opposto, la figura di Santa Caterina da Siena rischia ora di essere messa in ombra, pur essendo anch’ella proclamata patrona d’Italia da Pio XII nel 1940, insieme a San Francesco. Mistica, teologa e grande figura del dialogo spirituale e politico nella crisi del Trecento, Santa Caterina è anche patrona d’Europa, titolo riconosciutole da Giovanni Paolo II nel 1999. Il venir meno del suo riferimento nella nuova legge potrebbe essere percepito come una svalutazione simbolica, motivo per cui il Quirinale invita a riflettere con attenzione su una riformulazione più inclusiva o, in alternativa, su una valorizzazione autonoma della sua ricorrenza.
Una questione aperta: politica e simboli nell’Italia repubblicana
Il caso della festa nazionale per San Francesco riapre, in controluce, il dibattito sul ruolo delle ricorrenze civili in Italia, e su come lo Stato laico debba rapportarsi a figure di rilevanza religiosa che abbiano però un significato trasversale per la società. La tensione tra memoria, identità e diritto è ancora una volta al centro della dinamica istituzionale, e l’intervento del Presidente Mattarella rappresenta un esempio di garanzia, equilibrio e vigilanza costituzionale.
In definitiva, la legge è stata promulgata, ma la discussione resta aperta: ora tocca al Parlamento raccogliere il rilievo del Capo dello Stato e intervenire per coordinare il quadro normativo, evitando che una celebrazione nata per unire finisca per creare confusione e divisioni.
