22 Settembre 2026, martedì
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Papa Leone XIV: “Nelle guerre risorge il grido umano: ‘Dio, perché non intervieni?’”

Durante l’omelia a San Pietro, il Pontefice ha evocato le “periferie del mondo” segnate dal dolore e ha richiamato l’antico lamento elevato all’eterno: un richiamo che attraversa la Scrittura. E la risposta divina «apre alla speranza» perché «la salvezza verrà e non tarderà».

CITTÀ DEL VATICANO – Le guerre tornano a fare strada nel linguaggio del dolore umano, evocando domande che sembrano senza risposta. Nella celebrazione liturgica a San Pietro, Papa Leone XIV ha riletto questo grido antichissimo sotto una luce nuova: non come accusa sterile, ma come invocazione che attraversa la storia sacra e ci invita a ripensare il rapporto tra uomo e Dio.

“Davanti a scenari oscuri segnati dalla guerra, dall’ingiustizia e dalla sofferenza nelle periferie del mondo, risorge un grido che tante volte nella storia è salito al cielo: ‘Perché non intervieni?’”, ha affermato il Pontefice, riferendosi a quei luoghi dove l’uomo implora una presenza che appare assente. È una domanda che nasce dal cuore ferito della storia e che diventa preghiera nella tradizione biblica: «Perché, Signore, sembri assente?», «Perché taci?».

Il grido che diventa preghiera

Leone XIV ha invitato a non scartare questo lamento come espressione di debolezza o disperazione. Al contrario, esso è parte della fede stessa: «un grido di dolore che è una forma di preghiera che pervade tutta la Scrittura». Nei salmi, nei profeti, nella figura di Giobbe, l’uomo rivolge a Dio il suo “perché?”, interrogandolo di fronte al male che sembra vincere.

Questo grido – ha insistito il Papa – non è il segno di una fede naufragata, ma di una fede che osa esigere, che osa interpellare. È vocazione di chi non si rassegna all’ingiustizia, che vuole capire, che vuole sperare anche quando tutto sembra chiuso.

La promessa della risposta: la salvezza attesa

Di fronte alla denuncia dei profeti, che descrivono il trionfo apparente del male, il Signore risponde con una promessa forte: tutto avrà fine. «Tutto questo avrà un termine, una scadenza», ha detto il Papa. Gesù stesso, nelle Scritture, promette che la salvezza non tarderà: è un annuncio che non cancella il dolore, ma lo colloca in una dinamica di speranza.

Leone XIV ha presentato questa risposta divina non come una consolazione edulcorata, bensì come un appello a resistere: a non accettare che il silenzio di Dio sia sinonimo di impotenza. La risposta divina, ha ricordato, «ci apre alla speranza»: una speranza che affonda le radici nella certezza che il male non è eterno, che la storia ha un orizzonte di giustizia.

Le periferie del mondo: teatro del grido

Il discorso del Papa non si limita a una meditazione spirituale: entra nel territorio delle “periferie del mondo”, dove la guerra non è lontana, ma quotidiana. Là giacciono le condizioni da cui nasce il grido: conflitti che lacerano territori, povertà che spinge all’abbandono, ingiustizie che sembrano cristallizzate. In quei luoghi, l’assenza apparente di Dio fa emergere con drammaticità la domanda: perché taci?

Per Leone XIV, è proprio nelle periferie – non nelle grandi metropoli del potere – che la Chiesa è chiamata a essere presenza e ascolto. Dove la sofferenza è concreta, il grido rimbomba più forte. E lì, la fede non è astratta, ma si fa carne, resistenza, testimonianza.

Una sfida alle coscienze credenti

Il Papa rivolge anche una sfida alla Chiesa e ai credenti: come rispondere al grido dei poveri, dei popoli feriti, della storia martoriata? Il richiamo non è solo alla preghiera, ma anche all’impegno: la parola che non tace, la presenza che non fugge, la denuncia che non si cancella.

Francesco ha già invitato a una Chiesa “attenta alle ferite del mondo”, una comunità che non si ritrae nel sacro, ma che si lascia coinvolgere. Leone XIV, nell’omelia, ha ripreso questa linea: la risposta al grido dell’uomo non è solo una parola, ma un progetto di vita che contempla compassione, giustizia e speranza incarnata.

Il cristiano e il grido che attraversa i secoli

In definitiva, il Pontefice ha proposto una lettura della fede capace di accogliere il grido senza smarrirsi. È la fede che non tace di fronte al dolore, ma che interroga Dio con il linguaggio del cuore umano. È la credenza che non rinuncia alla speranza, pur attraversando le tenebre.

Perché, come ha ricordato, il grido può trasformarsi in preghiera. E la risposta promessa da Dio – “la salvezza verrà e non tarderà” – non è una formula vaga, ma una promessa che orienta il presente verso un orizzonte di luce. Anche quando le guerre sembrano divorare il tempo, Dio resta, il grido resta, e la speranza avanza.

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