Una richiesta formale di audizione in Commissione Ambiente, rivolta alla società pubblica Sogin, è stata presentata da Sarah Disabato, Capogruppo M5S Piemonte, Pasquale Coluccio e Alberto Unia, Consiglieri regionale M5S Piemonte. Obiettivo: fare piena luce sull’iter e sugli aspetti tecnici legati alla realizzazione del Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi, un’infrastruttura di portata strategica ma anche ad altissimo impatto, destinata a ospitare circa 78.000 metri cubi di scorie nucleari prodotte in Italia.
Tra le aree potenzialmente coinvolte c’è anche la provincia di Alessandria, dove sono stati individuati ben cinque dei cinquantuno siti ritenuti idonei dalla Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai). Una concentrazione significativa che alimenta interrogativi e preoccupazioni da parte della popolazione locale, delle amministrazioni e dei rappresentanti istituzionali.
Un’opera complessa e costosa, che richiede trasparenza
I pentastellati non mettono in discussione l’esigenza di dotare il Paese di un deposito nazionale per le scorie radioattive, considerata una priorità anche sul piano normativo europeo. Ma sottolineano con fermezza la necessità di adottare un approccio trasparente, inclusivo e rispettoso delle specificità territoriali.
“Si tratta di un progetto estremamente complesso, costoso e dai tempi lunghi – spiegano in una nota congiunta – che richiede massima chiarezza su tutti i passaggi. Parliamo di un’infrastruttura che occuperà un’area vasta quanto 200 campi da calcio. È imprescindibile che cittadini, enti locali e comitati siano pienamente informati e coinvolti, non solo nelle fasi finali ma lungo l’intero processo decisionale”.
Il nodo sicurezza: trasporti e gestione dei rifiuti
Tra i punti più delicati evidenziati dai deputati M5S c’è la questione dei trasporti: il trasferimento di rifiuti radioattivi attraverso il Paese rappresenta, a loro avviso, un elemento critico che deve essere gestito con la massima attenzione in termini di sicurezza, logistica e monitoraggio ambientale.
“Non si può sottovalutare l’impatto che avrà il trasporto delle scorie – proseguono – sia per i rischi potenziali sia per la percezione di insicurezza da parte delle comunità. Serve un piano dettagliato, trasparente e condiviso”.
Il caso Saluggia: tra ritardi e criticità irrisolte
Il Piemonte è già oggi uno dei territori maggiormente interessati dalla presenza di rifiuti radioattivi, in particolare con il sito di Saluggia, che ospita materiale di alta radioattività in attesa di smaltimento definitivo. I parlamentari ricordano che proprio a Saluggia risulta ancora incompiuto, dal 2013, il Complesso Cemex, l’impianto destinato alla solidificazione dei rifiuti liquidi radioattivi, circa 300 metri cubi, presenti nel sito.
“Abbiamo sollevato più volte il problema dei ritardi – sottolineano – senza mai ottenere risposte soddisfacenti da parte di Sogin. È inaccettabile che dopo oltre un decennio quell’impianto non sia ancora operativo. Cosa stiamo aspettando per mettere in sicurezza quelle scorie?”.
“In Piemonte non esistono siti idonei”
Al di là delle valutazioni tecniche che hanno portato a inserire anche alcuni comuni piemontesi nella lista dei siti potenzialmente idonei, i regionali M5S esprimono forti riserve sull’opportunità di localizzare il deposito in questa regione.
“A nostro avviso – dichiarano – in Piemonte non esistono le condizioni per ospitare il Deposito Nazionale. La densità abitativa, la vulnerabilità idrogeologica di alcuni territori e la preesistente concentrazione di rifiuti radioattivi rendono questa ipotesi poco sostenibile e, in prospettiva, difficile da accettare per le comunità locali”.
La richiesta alla Commissione Ambiente
Da qui la richiesta di convocare un’audizione urgente in Commissione Ambiente con Sogin, al fine di ottenere chiarimenti puntuali su iter, tempistiche, valutazioni tecniche e stato di avanzamento del progetto. “È necessario – concludono i deputati – che la società incaricata della gestione del decommissioning e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi venga a riferire, in modo da garantire il massimo livello di trasparenza su una questione che tocca da vicino decine di territori e migliaia di cittadini”.
La vicenda del Deposito Nazionale si conferma così uno dei dossier più sensibili nel panorama ambientale e infrastrutturale italiano, con implicazioni tecniche, politiche e sociali che esigono un confronto pubblico aperto, informato e non ideologico. La sfida sarà trovare una sintesi tra esigenze di sicurezza nazionale, obblighi internazionali e tutela dei territori. Un equilibrio delicato, che non può prescindere dal coinvolgimento attivo delle comunità.
