Una scena drammatica si è consumata giovedì sera a Desenzano del Garda, nel Bresciano. Poco dopo il tramonto, davanti all’ospedale della città, un’auto ha scaricato una donna gravemente ferita, lasciandola agonizzante sull’asfalto. Si trattava di Dolores Dori, 44 anni, residente a Vicenza, colpita da tre proiettili all’addome. Nonostante i tentativi dei medici, per lei non c’è stato nulla da fare: la donna è morta poco dopo il ricovero.
Sul caso indagano i carabinieri di Brescia, che hanno avviato un’inchiesta per omicidio e non escludono alcuna pista. Al momento gli investigatori stanno esaminando con attenzione le immagini delle telecamere di sorveglianza poste lungo le strade di accesso alla città e attorno al pronto soccorso, nella speranza di ricostruire il tragitto compiuto dall’auto che l’ha abbandonata e individuare i responsabili. Le indagini si allargano anche oltre i confini provinciali: non è escluso che la vicenda abbia radici lontane dal Bresciano.
Il profilo della vittima apre scenari complessi. Secondo quanto riportato da Il Gazzettino, il fratello di Dolores sarebbe un collaboratore di giustizia recentemente entrato nel programma di protezione, circostanza che potrebbe avere un peso nella ricostruzione della vicenda. La stessa Dolores Dori era già nota alle forze dell’ordine: aveva alle spalle precedenti per truffe, in particolare ai danni di anziani.
Uno degli episodi più eclatanti risale all’ottobre del 2012. Allora Dori si era presentata alla porta di un uomo anziano a Vedelago, nel Trevigiano, fingendosi “Rosa”, figlia di un amico scomparso. Con questo stratagemma era riuscita a carpire la fiducia della vittima, che le aveva consegnato complessivamente 1.300 euro in più occasioni. Successivamente, tornata dal pensionato, la donna gli aveva sottratto una collana d’oro e, con ulteriore disinvoltura, gli aveva proposto un massaggio a pagamento a sfondo sessuale, offerta che l’uomo aveva rifiutato.
Ora la cronaca la restituisce in un contesto ben più drammatico: Dolores Dori è rimasta vittima di un agguato armato, consumato in circostanze ancora da chiarire. Resta da capire se l’omicidio sia collegato alle sue vicende personali o se, piuttosto, rappresenti un messaggio trasversale indirizzato al fratello collaboratore di giustizia.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma la modalità con cui è stata portata davanti all’ospedale, con l’auto che l’ha lasciata e si è dileguata, suggerisce l’ombra di un’esecuzione legata a dinamiche criminali più ampie.
Il caso, al momento, resta avvolto dal mistero. Le prossime ore, con l’analisi delle immagini di videosorveglianza e le prime testimonianze, potrebbero fornire agli investigatori i primi elementi per dare un nome a chi ha premuto il grilletto e chiarire i motivi che hanno portato a una fine tanto violenta.
