L’Italia continuerà a crescere, ma a passo lento. È il messaggio che arriva dal Centro studi di Confindustria, che nelle previsioni d’autunno ridimensiona ancora una volta le prospettive del Pil. La nuova stima parla di un incremento annuo limitato a +0,5% nel 2025, un dato non solo inferiore di 0,1 punti rispetto alle proiezioni elaborate ad aprile, ma che fotografa un Paese destinato a restare in una condizione di crescita fragile e incerta.
La frenata, secondo gli economisti di viale dell’Astronomia, è determinata soprattutto dal calo delle esportazioni, comparto che tradizionalmente sostiene l’economia nazionale e che oggi risente del difficile contesto internazionale. Le turbolenze sui mercati globali e le tensioni interne all’Unione europea pesano infatti in modo diretto sulle capacità di tenuta dell’industria italiana.
Non va meglio se si guarda un po’ più avanti: anche per il 2026 le stime vengono corrette al ribasso, passando a +0,7%. Numeri che confermano una traiettoria di sviluppo fiacca, ben lontana dalle performance necessarie a rafforzare il tessuto produttivo e ad alimentare occupazione e investimenti.
Di fronte a questo scenario, Confindustria richiama l’urgenza di politiche capaci di mobilitare le risorse disponibili. In particolare, gli analisti segnalano la necessità di “sbloccare la ricchezza finanziaria dal parcheggio in depositi bancari improduttivi”, così da riportare liquidità verso investimenti produttivi e sostegno alla crescita reale.
Il quadro che emerge, insomma, è quello di un’economia che non si ferma ma che procede a passo ridotto, esposta agli shock esterni e frenata da nodi interni irrisolti. Per le imprese e per il Paese la sfida è ora quella di trasformare la stagnazione in un’occasione di rilancio, agendo su innovazione, export e utilizzo efficiente delle risorse finanziarie.
