La guerra in Ucraina torna a far tremare l’Europa sul fronte della sicurezza nucleare. Le autorità di Kiev hanno reso noto che il sito di Chernobyl è rimasto senza elettricità a seguito di un attacco russo. Un episodio che riporta l’attenzione internazionale su una delle aree più vulnerabili e simboliche del Paese, già devastata nel 1986 dal più grave disastro nucleare della storia e tuttora sorvegliata per la presenza di materiale radioattivo.
La notizia giunge mentre, a Copenaghen, i leader europei discutono di sicurezza e difesa comune. Nel cosiddetto doorstep che ha preceduto l’avvio del vertice, la premier danese Mette Frederiksen ha dichiarato che i Paesi membri dispongono del mandato per abbattere droni in caso di minaccia. «È capitato a noi, può capitare ad altri – ha sottolineato –. La guerra ibrida deve essere affrontata da una prospettiva europea e non nazionale». Un monito che riflette la crescente consapevolezza dell’Unione di trovarsi di fronte a un conflitto che non si limita al solo teatro ucraino, ma che investe direttamente la sicurezza collettiva del continente.
Dalla sua capitale, intanto, il presidente Volodymyr Zelensky ha acceso un ulteriore campanello d’allarme: la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa e da mesi sotto il controllo delle forze russe, è in stato di emergenza da sette giorni. Secondo Kiev, l’impianto funziona esclusivamente grazie ai generatori di emergenza, dopo essere stato scollegato dalla rete elettrica in seguito a intensi bombardamenti. Una condizione che, per gli esperti, aumenta il rischio di incidenti e mantiene alta la tensione in una regione strategica e contesa.
Il vertice europeo si inserisce così in un contesto segnato da nuove vulnerabilità, in cui l’offensiva militare di Mosca continua a colpire infrastrutture civili e obiettivi energetici, spingendo gli alleati occidentali a rafforzare il coordinamento difensivo. La questione nucleare, unita alla minaccia dei droni e agli episodi di sabotaggio, contribuisce a delineare lo scenario di una guerra sempre più caratterizzata da elementi ibridi, che intrecciano dimensione militare, cybernetica ed energetica.
In parallelo, un altro fronte di indagine torna a farsi attuale: la procura distrettuale di Varsavia ha confermato l’arresto in Polonia di un cittadino ucraino sospettato di essere coinvolto nelle esplosioni sottomarine che, nel 2022, danneggiarono i gasdotti Nord Stream, collegamento cruciale per il trasporto del gas tra Russia e Germania. L’episodio, rimasto avvolto da un alone di incertezza e di accuse incrociate, aveva già innescato forti tensioni diplomatiche, alimentando lo spettro di operazioni di sabotaggio mirate a destabilizzare gli equilibri energetici europei.
Mentre l’Unione europea cerca dunque di consolidare una risposta comune alle sfide della guerra ibrida, l’Ucraina continua a fronteggiare emergenze quotidiane che intrecciano il rischio nucleare, la distruzione delle reti civili e il peso geopolitico di un conflitto che, a distanza di oltre due anni, non accenna a diminuire di intensità.
