3 Ottobre 2026, sabato
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Strage di Buenos Aires, arrestato in Perù il boss dei narcos: è la mente del triplice femminicidio

Il governo argentino conferma la cattura di “Little J”, presunto leader del commando che ha torturato e ucciso tre ragazze. L’orrore trasmesso in streaming come vendetta per un furto di droga. Finora nove arresti.

È stato catturato in Perù uno dei protagonisti più ricercati della brutale esecuzione di tre ragazze in Argentina, un triplice omicidio che ha sconvolto l’opinione pubblica e rivelato la ferocia crescente delle bande del narcotraffico nel cuore di Buenos Aires. Si tratta del giovane noto con il nome di battaglia “Little J”, considerato dalle autorità argentine la mente del commando che ha torturato e ucciso Morena Verdi, Brenda del Castillo e Lara Gutiérrez.

L’arresto è avvenuto nelle ultime ore a Pucusana, località costiera situata a circa 72 chilometri a sud di Lima, grazie a un’operazione congiunta tra le autorità peruviane e l’intelligence argentina. La conferma è arrivata direttamente dalla ministra della Sicurezza argentina, Patricia Bullrich, che ha lodato pubblicamente il lavoro della polizia nazionale peruviana: “Voglio congratularmi con la Polizia nazionale del Perù per il loro straordinario lavoro e per la collaborazione nella cattura dei due fuggitivi legati al triplice omicidio”, ha scritto in una dichiarazione ufficiale diffusa sulla piattaforma X (ex Twitter).

Con la cattura di “Little J”, sale a nove il numero totale degli arrestati nell’ambito dell’indagine che ruota attorno a quello che la stampa argentina ha definito un “atto esemplare di giustizia criminale” orchestrato da un’organizzazione narcos nel quartiere Zavaleta, una delle aree più marginalizzate e segnate dalla presenza della criminalità organizzata a Buenos Aires.

La brutalità del delitto ha colpito l’intero Paese. I corpi di Morena Verdi e Brenda del Castillo, entrambe ventenni e cugine tra loro, insieme a quello di Lara Gutiérrez, appena quindicenne, sono stati rinvenuti il 24 settembre scorso, cinque giorni dopo la loro scomparsa. Erano sepolti nel cortile di un’abitazione nella periferia sud della capitale, in una zona dove la presenza delle bande legate al traffico di stupefacenti è particolarmente radicata.

Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, le tre giovani sono state torturate prima di essere uccise. L’omicidio sarebbe stato pianificato e ripreso in diretta video, trasmesso a un gruppo chiuso composto da 45 utenti, tutti affiliati o simpatizzanti del gruppo criminale. Il video, secondo il ministro della Sicurezza della provincia di Buenos Aires, Javier Alonso, aveva lo scopo di lanciare un messaggio inequivocabile: una punizione esemplare per un presunto furto di droga.

La dinamica, tanto crudele quanto studiata, ha rivelato l’esistenza di un sistema di “giustizia interna” adottato da alcune organizzazioni criminali per mantenere il controllo territoriale e intimidire eventuali “traditori”. Le immagini della tortura e dell’uccisione delle ragazze, rese accessibili solo a un numero ristretto di utenti, mostrano la pericolosa commistione tra violenza criminale e tecnologia digitale, un aspetto che gli investigatori stanno ora approfondendo per mappare la rete di contatti e complicità dietro il crimine.

“Little J” – il cui vero nome non è stato ancora reso noto – è un cittadino peruviano di circa vent’anni. Secondo le autorità argentine, è a capo di un gruppo di narcotrafficanti che opera stabilmente nel quartiere Zavaleta. A lui sarebbero riconducibili ordini, reclutamento del commando e gestione della logistica dell’operazione. Il suo braccio destro, Matías Ozorio, ventitreenne, era stato arrestato sempre in Perù pochi giorni prima. I due avevano lasciato l’Argentina subito dopo la scomparsa delle ragazze, tentando di eludere le indagini e facendo perdere le proprie tracce lungo la rotta andina.

La cattura dei due principali sospetti rappresenta un passo significativo per la giustizia argentina e per le famiglie delle vittime, ma l’inchiesta è tutt’altro che chiusa. Restano da chiarire le eventuali responsabilità di altri membri della rete criminale, nonché il ruolo di chi ha assistito o partecipato passivamente alla trasmissione in streaming degli omicidi.

Il caso ha anche acceso un intenso dibattito pubblico sul livello di penetrazione delle organizzazioni narcos nelle periferie urbane argentine, sulla connivenza di settori corrotti e sulla crescente spettacolarizzazione della violenza criminale. In particolare, ha sollevato interrogativi sulla capacità delle istituzioni di prevenire e contrastare il controllo territoriale delle bande armate, nonché sul sistema di protezione delle fasce più vulnerabili, spesso esposte e coinvolte loro malgrado in meccanismi criminali.

Intanto il governo argentino, attraverso il Ministero della Sicurezza, ha fatto sapere che lavorerà per ottenere l’estradizione di “Little J” e degli altri sospetti detenuti all’estero, affinché possano rispondere del loro crimine davanti alla giustizia nazionale.

Per le famiglie di Morena, Brenda e Lara, rimane il dolore di una perdita atroce e l’urgenza di verità e giustizia. Il volto di questa vicenda è quello di tre giovanissime vite spezzate, stritolate dalla ferocia di un sistema che ha scelto la tortura e l’omicidio come strumento di controllo e intimidazione.

E intanto, da Buenos Aires a Lima, la lotta contro i narcos continua.

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