Hamas non è ancora pronta a sciogliere il nodo sul piano presentato dall’amministrazione Trump per mettere fine alla guerra a Gaza. Secondo quanto riferito dal canale saudita Al-Sharq, l’organizzazione avrebbe chiesto tempo e soprattutto alcune modifiche al testo, con particolare attenzione alle clausole considerate più sensibili: il disarmo delle proprie milizie, l’ipotesi di un esilio della leadership e la certezza di ottenere garanzie credibili su un ritiro completo delle Forze di Difesa israeliane dalla Striscia.
A rivelarlo sono fonti informate vicine ai negoziati, che hanno descritto un clima di intensa attività diplomatica. Nelle ultime ore, a Doha, si sono svolti incontri riservati tra esponenti di Hamas e rappresentanti di Qatar, Egitto e Turchia, tre attori chiave della mediazione regionale. Le stesse fonti sottolineano come questi Paesi abbiano “incoraggiato Hamas ad accettare la proposta americana”, evidenziandone la potenziale portata per un cessate il fuoco stabile.
Ma la leadership islamista resta prudente. Pur non chiudendo la porta alla proposta, Hamas ha chiarito di considerare imprescindibile l’inserimento di garanzie internazionali che assicurino il rispetto degli impegni, a partire dal ritiro israeliano. Una posizione che, secondo quanto trapela, richiederà ancora due o tre giorni per essere definita in modo ufficiale.
Il dossier rimane dunque aperto, con la comunità internazionale in attesa di capire se il piano di Washington possa realmente trasformarsi in una base condivisa per porre fine a un conflitto che ha già provocato devastazioni e migliaia di vittime.
