L’Italia torna alle urne per il primo appuntamento elettorale autunnale, con le elezioni regionali nelle Marche e in Valle d’Aosta. Due sfide molto diverse per storia politica, sistema elettorale e dinamiche locali, ma accomunate da un’incognita decisiva: la partecipazione dei cittadini. A metà giornata sono arrivati i primi dati sull’affluenza, che fotografano due scenari opposti.
Nelle Marche, alle ore 12, ha votato il 10,59% degli aventi diritto: un dato sensibilmente inferiore rispetto al 13,43% registrato alla stessa ora cinque anni fa. In termini assoluti, significa quasi tre punti percentuali in meno e conferma un avvio più lento rispetto al 2020. Pesaro Urbino si conferma la provincia più dinamica con un’affluenza al 12,35%, seguita da Fermo (10,90%), Ascoli Piceno (10,33%), Macerata (10,15%) e Ancona, fanalino di coda con il 9,60%.
Ben diverso il quadro in Valle d’Aosta, dove la partecipazione registra invece un aumento. Alle 12 ha votato il 21,68% degli elettori (22.379 su 103.223), in crescita rispetto al 17,6% della precedente tornata, quando si votava su due giornate. Anche sul fronte comunale – si rinnova il consiglio in 65 comuni su 74, Aosta compresa – si rileva una mobilitazione più alta: 19,06% alle 12, contro il 16,6% del 2020.
Le Marche tra riconferma e alternativa
Nella regione adriatica, poco più di 1,3 milioni di cittadini sono chiamati a rinnovare il Consiglio e scegliere il nuovo presidente. I seggi resteranno aperti oggi fino alle 23 e domani dalle 7 alle 15. La sfida è a sei, ma tutti i riflettori sono puntati sul duello tra il presidente uscente Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d’Italia, e Matteo Ricci, europarlamentare del Partito Democratico ed ex sindaco di Pesaro. Ricci guida un’ampia coalizione di centrosinistra che comprende anche il Movimento 5 Stelle, nel tentativo di contendere la guida della Regione alla destra, che nel 2020 conquistò per la prima volta la presidenza con Acquaroli.
Cinque anni fa il candidato di Fratelli d’Italia ottenne il 49,13% dei voti, staccando di oltre dieci punti l’allora candidato dem Maurizio Mangialardi (37,2%). Terzo arrivò il Movimento 5 Stelle con Gian Mario Mercorelli (8,6%). Stavolta la partita si gioca anche sull’affluenza, che tradizionalmente premia o penalizza le coalizioni a seconda della capacità di mobilitare l’elettorato: Pesaro, roccaforte di Ricci, e Macerata, città natale di Acquaroli, furono le province con i dati più alti e più bassi di partecipazione rispettivamente nel 2020.
Accanto ai due principali sfidanti, corrono per la presidenza anche Claudio Bolletta (Democrazia Sovrana Popolare), Francesco Gerardi (Forza del Popolo), Lidia Mangani (Partito Comunista Italiano) e Beatrice Marinelli (Evoluzione della Rivoluzione), a testimonianza di un’offerta elettorale frammentata ma con scarse probabilità di incidere in modo decisivo sull’esito finale.
Valle d’Aosta, il voto che decide dopo
Scenario completamente diverso in Valle d’Aosta, dove alle urne sono chiamati circa 103 mila elettori. Qui si vota soltanto nella giornata di oggi, fino alle 23, e il sistema elettorale mantiene le peculiarità dell’autonomia speciale: non è il voto popolare a eleggere direttamente il presidente della Regione, ma saranno i 35 consiglieri regionali, una volta insediati, a scegliere il futuro governatore attraverso accordi e alleanze che tradizionalmente riflettono la complessità del quadro politico valdostano.
L’appuntamento è doppio, perché insieme alle Regionali si tengono le Comunali in 65 centri su 74, incluso il capoluogo Aosta, dove si voterà per il nuovo sindaco e il consiglio comunale. Lo spoglio inizierà domani e i primi risultati attesi riguarderanno proprio i comuni, mentre per la guida politica della Regione sarà necessario attendere la formazione di una maggioranza consiliare.
Una sfida che va oltre i confini regionali
Se in Valle d’Aosta la partita si giocherà principalmente sul terreno delle alleanze post-voto, nelle Marche il risultato avrà un valore politico immediato e nazionale. La conferma di Acquaroli rafforzerebbe ulteriormente Fratelli d’Italia e l’asse del centrodestra, mentre un’affermazione di Ricci rilancerebbe il progetto di un campo largo del centrosinistra con i Cinque Stelle.
L’attenzione resta dunque puntata sull’affluenza: i dati delle prime ore confermano l’interesse, ma anche la disaffezione, di un elettorato che sarà decisivo nel definire equilibri e scenari futuri.
