Il caso della Flotilla diretta verso la zona critica si trasforma in terreno di scontro politico e sindacale. A poche ore dalla notizia del rifiuto della proposta di mediazione avanzata dal governo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha lanciato un avvertimento che ha fatto discutere: “C’è l’intenzione da parte di alcuni di trasformare questa causa in qualcosa che potrà riflettersi nelle nostre piazze. I tempi previsti per l’arrivo della Flotilla in zona critica sono pochi giorni. Ho incontrato i miei collaboratori più stretti per stringere i ranghi e vedere come organizzarci nelle principali piazze italiane”.
Parole pronunciate con toni di allerta, legate non solo alla gestione della sicurezza interna ma anche alle conseguenze politiche che la vicenda potrebbe innescare. Nel mirino del ministro, in particolare, le dichiarazioni del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che aveva prefigurato l’ipotesi di uno sciopero generale qualora si verificassero azioni contro le imbarcazioni della Flotilla: “Se qualcuno farà qualcosa alle barche della Flotilla scatenerà lo sciopero generale”.
Immediata la replica del leader sindacale, che respinge ogni accusa di voler alimentare tensioni: “Io dico al ministro Piantedosi che deve essere lui il primo responsabile. Io non scateno proprio nulla. Lo sciopero è l’unico strumento democratico che i cittadini hanno per dire che non sono d’accordo. È lui che deve garantire me se vado in piazza, che non ci siano violenti a mettere in discussione il mio diritto”.
Landini rivendica la natura pacifica delle mobilitazioni: “Io vado in piazza a mani libere, senza maschere, con le bandiere, senza violenza. Noi abbiamo sconfitto il terrorismo e non accettiamo lezioni di democrazia. Non abbiamo avuto nessun problema a condannare ciò che è accaduto a Milano”.
Il segretario della Cgil ha poi ampliato la cornice politica e simbolica dello scontro, collegando la battaglia della Flotilla al significato universale di pace e diritti: “Non è solo un atto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese, ma è un atto di chi pensa che pace, libertà e democrazia vadano riconquistate. In questo senso noi abbiamo detto che se la Flotilla venisse sequestrata, se ci fossero arresti, siamo pronti a proclamare lo sciopero generale. Lo proponiamo a tutti i cittadini e a tutte le forze sindacali, perché questa non è una questione di parte ma un elemento di umanità rispetto alla barbarie che stiamo vedendo e vivendo”.
La conclusione è un messaggio politico diretto all’esecutivo: “Questo movimento ha isolato Netanyahu. Il governo lo sostenga”.
Il braccio di ferro tra Viminale e sindacati lascia intravedere giornate ad alta tensione, con l’arrivo della Flotilla destinato a diventare non solo un nodo diplomatico, ma anche un banco di prova per la tenuta dell’ordine pubblico in Italia.
