3 Ottobre 2026, sabato
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Flotilla, alta tensione sul Mediterraneo: l’Usb minaccia lo sciopero generale. Trump: “Vicini a un accordo di pace per Gaza”

Gli attivisti respingono la proposta di deviazione verso Cipro. La Farnesina invita gli italiani a bordo a non proseguire. Netanyahu all’Onu, Meloni denuncia: “Israele ha superato il principio di proporzionalità”. L’Uefa valuta l’esclusione di Israele dalle competizioni internazionali.

La tensione attorno alla spedizione umanitaria diretta verso Gaza cresce di ora in ora, intrecciandosi con le più delicate dinamiche diplomatiche internazionali. L’Usb (Unione Sindacale di Base) ha lanciato un avvertimento diretto al governo guidato da Giorgia Meloni: se la cosiddetta Flotilla dovesse essere attaccata, il sindacato è pronto a proclamare uno sciopero generale. Un annuncio che porta il caso dal Mediterraneo ai palazzi della politica italiana, trasformando un’operazione umanitaria in un potenziale terreno di scontro sociale.

Gli attivisti a bordo delle circa cinquanta imbarcazioni hanno ribadito la propria determinazione: nessuna deviazione verso Cipro, come proposto da più fronti per convogliare gli aiuti attraverso canali ritenuti più sicuri. La rotta resterà invariata, con Gaza come unica destinazione. “Siamo consapevoli delle minacce che incombono, ma proprio queste ci rendono più compatti”, hanno dichiarato i portavoce della missione.

Una linea dura che ha allarmato le autorità italiane. La Farnesina ha fatto sapere di avere sconsigliato formalmente agli italiani a bordo di proseguire il viaggio, sottolineando i rischi connessi a un’operazione che potrebbe facilmente degenerare in un incidente internazionale.

Mentre le imbarcazioni avanzano, i riflettori restano puntati anche sugli sviluppi diplomatici. Donald Trump, tornato al centro della scena mediorientale, ha dichiarato di essere “vicino a un accordo su Gaza, forse anche a un’intesa di pace complessiva”. L’ex presidente degli Stati Uniti ha raccontato di aver parlato con Benjamin Netanyahu e con vari leader della regione, garantendo che non permetterà “l’annessione della Cisgiordania”. Secondo indiscrezioni riportate da alcuni media internazionali, Trump avrebbe in mente di proporre l’ex premier britannico Tony Blair alla guida di un futuro governo ad interim a Gaza.

Nel frattempo, Netanyahu è arrivato a New York per prendere la parola davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Da Roma, invece, Giorgia Meloni ha scandito un messaggio netto, denunciando che Israele “ha superato il principio di proporzionalità”, un’affermazione che si inserisce in un dibattito internazionale sempre più acceso sulla condotta delle operazioni militari nella Striscia.

Anche il mondo dello sport sembra pronto a fare i conti con le conseguenze del conflitto. Secondo quanto riportato dal Times di Londra, l’Uefa starebbe valutando la sospensione di Israele da tutte le competizioni calcistiche internazionali. Una decisione definitiva, attesa la prossima settimana, vedrebbe già una larga maggioranza dei membri favorevoli all’esclusione.

Lo scenario resta quindi fluido e complesso: da un lato una flottiglia di attivisti determinati a consegnare gli aiuti direttamente a Gaza, dall’altro i tentativi della diplomazia internazionale di disinnescare un conflitto che rischia di allargarsi su scala globale. Nel mezzo, governi e organizzazioni si trovano a dover scegliere come reagire, divisi tra la necessità di garantire sicurezza e il dovere di rispondere a una crisi umanitaria senza precedenti.

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