25 Settembre 2026, venerdì
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Caso Garlasco, terremoto giudiziario: indagato per corruzione l’ex procuratore di Pavia

Perquisite le abitazioni di Andrea Sempio, dei suoi familiari e di ex investigatori. La Procura di Brescia indaga su presunti pagamenti per l’archiviazione del 2017. I genitori di Sempio sentiti per sette ore come testimoni.

AGGIORNAMENTO

Un nuovo capitolo, dai contorni clamorosi, si aggiunge alla lunga e tormentata vicenda del delitto di Garlasco. La Procura di Brescia ha iscritto nel registro degli indagati per corruzione in atti giudiziari Mario Venditti, ex procuratore di Pavia che nel 2017 firmò l’archiviazione dell’inchiesta su Andrea Sempio, amico d’infanzia di Chiara Poggi. All’alba di ieri carabinieri e guardia di finanza hanno eseguito una serie di perquisizioni nelle abitazioni di Sempio, dei suoi familiari e di ex investigatori che presero parte a quella stagione di indagini.

Le perquisizioni

Gli accertamenti hanno riguardato in particolare le case di Venditti a Pavia, Genova e Campione d’Italia, dove oggi ricopre il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione del Casinò. Blitz anche a Garlasco, nella dimora di Giuseppe Sempio e della moglie Daniela Ferrari, genitori di Andrea, e nelle abitazioni dei tre fratelli di Giuseppe. Perquisiti inoltre due carabinieri in congedo, all’epoca in servizio nella sezione di Polizia giudiziaria della Procura pavese.

Andrea Sempio, 37 anni, oggi vive con i genitori dopo essersi trasferito da Voghera in seguito alla riapertura del fascicolo a suo carico. I suoi familiari hanno lasciato la caserma della Guardia di finanza di Pavia dopo sette ore di interrogatorio: sono stati ascoltati come persone informate sui fatti.

Le anomalie e i sospetti di corruzione

Secondo la Procura di Brescia, l’indagine del 2017 avrebbe presentato “gravi anomalie”: dalla mancata trasmissione di passaggi rilevanti delle intercettazioni ambientali alla brevità dell’interrogatorio di Sempio, circostanze che farebbero supporre una conoscenza anticipata delle domande da parte della famiglia.

Un documento sequestrato dagli inquirenti ha rafforzato i sospetti: un appunto scritto a mano su un bloc notes recita “Venditti / gip archivia X 20-30 euro”, con data “febbraio 2016”. La grafia, attribuita a Giuseppe Sempio, indicherebbe – secondo gli investigatori – un riferimento a un presunto pagamento in contanti.

A questo si aggiunge la tracciatura di flussi bancari: i militari del Gico di Pavia e Brescia hanno individuato un versamento di oltre 30 mila euro, effettuato nei primi mesi del 2017 a favore di Giuseppe Sempio da parte di parenti stretti. Una somma di cui non sarebbe chiara la destinazione e che, secondo l’accusa, potrebbe collegarsi a quel misterioso appunto.

Le difese: “Ipotesi assurde, cifre troppo esigue”

Massimo Lovati, avvocato di Andrea Sempio, ha respinto con fermezza l’impianto accusatorio: “La famiglia è serena e collabora pienamente, consegnando telefoni e computer. Le cifre di cui si parla – 20 o 30 mila euro – sono troppo esigue per ipotizzare la corruzione di un procuratore della Repubblica. Per me quell’appunto era semplicemente un preventivo di spese legali”. Il legale ha inoltre invocato una perizia calligrafica per attribuire con certezza la paternità dei “pizzini”.

Sulla stessa linea la difesa di Venditti. L’avvocato Domenico Aiello ha parlato di “accusa surreale che rischia di destabilizzare l’intero sistema giudiziario”, osservando come anni di processi, istanze e pronunce vengano ora messi in discussione da “un solo rigo di un appunto, allo stato privo di autore certo”.

Le reazioni delle altre parti

Durissimo il commento di Francesco Compagna, avvocato della famiglia Poggi: “Siamo al paradosso dei paradossi. C’è chi cerca di rilanciare, per vie traverse, un’indagine che non ha prodotto nulla se non la conferma della responsabilità di Alberto Stasi. I genitori di Chiara sono sconcertati, è una ferita che non si rimargina mai”.

Più prudente l’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis: “Questa è un’indagine che merita rispetto. Le ipotesi accusatorie sono di inaudita gravità. L’inchiesta che portò Stasi in carcere fu costellata da errori. Qui, invece, ogni passo aggiunge nuovi elementi e quando si aggiunge, solitamente, si sbaglia di meno”.

Il nuovo fronte giudiziario

Il gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, ha intanto concesso una proroga di 70 giorni per l’incidente probatorio disposto nell’ambito del nuovo fascicolo sul delitto di Garlasco. A richiederla erano stati gli stessi periti nominati dalla giudice, la genetista Denise Albani e il dattiloscopista Domenico Marchigiani. L’udienza è stata rinviata al 18 dicembre.

L’inchiesta della Procura di Brescia apre dunque uno scenario inedito e potenzialmente dirompente: la possibilità che la gestione dell’indagine su Andrea Sempio nel 2017 non sia stata frutto di semplici errori, ma di un meccanismo illecito. Un’ipotesi che, se confermata, rischia di rimettere in discussione uno dei casi giudiziari più discussi e divisivi degli ultimi vent’anni.

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