6 Novembre 2026, venerdì
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Tragedia in Valsugana, base jumper muore sul Monte Mezza

Giacomo Zamparo, 43 anni, originario del Friuli, ha perso la vita durante un lancio con la tuta alare. Il corpo è stato recuperato dai soccorritori dopo l’allarme lanciato dalla compagna.

TRENTO – Si è concluso in tragedia il lancio di un base jumper dal Monte Mezza, una delle cime più frequentate dagli appassionati di sport estremi in Valsugana. La vittima è Giacomo Zamparo, 43 anni, originario del Friuli Venezia Giulia, un volto noto nell’ambiente del base jumping italiano, dove era conosciuto per la sua esperienza e il suo approccio meticoloso alla disciplina.

Il dramma si è consumato nella giornata di sabato, nei pressi del comune di Ospedaletto, in provincia di Trento. Secondo una prima ricostruzione, Zamparo si sarebbe lanciato nel vuoto dal versante del Monte Mezza, a circa 1800 metri di quota, con una tuta alare. Pochi minuti dopo il decollo, però, qualcosa è andato storto. L’impatto al suolo è stato violento, e per il jumper non c’è stato nulla da fare.

A far scattare l’allarme è stata la compagna dell’uomo, che non vedendolo rientrare e non ricevendo più comunicazioni, ha contattato il numero di emergenza. Immediato l’intervento del Soccorso alpino trentino, supportato dall’elisoccorso e da una squadra del Corpo permanente dei vigili del fuoco di Trento. Le operazioni di ricerca si sono concentrate nella zona del salto, e dopo alcune ore il corpo senza vita di Zamparo è stato localizzato in una zona impervia, nascosto dalla vegetazione. I soccorritori hanno raggiunto il punto via terra e hanno proceduto al recupero della salma, successivamente trasferita a valle.

La dinamica dell’incidente è ora al vaglio delle autorità competenti. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri, che stanno raccogliendo testimonianze e visionando eventuali riprese effettuate con action cam, spesso utilizzate durante i salti per documentare le performance. Al momento non si esclude nessuna ipotesi, compresa quella di un problema tecnico all’attrezzatura o di un errore in fase di volo.

Zamparo era considerato un base jumper esperto, con alle spalle numerosi lanci in Italia e all’estero. Appassionato di sport ad alta quota, era noto per la sua cautela e per la conoscenza approfondita dei percorsi alpini. Il Monte Mezza, da cui si è lanciato, è una meta relativamente meno battuta rispetto ad altre pareti verticali famose nel mondo del base jumping, ma negli ultimi anni ha attirato un numero crescente di praticanti per la particolare configurazione del salto e la bellezza paesaggistica del contesto.

La notizia della sua morte ha rapidamente fatto il giro della comunità degli sportivi di montagna, suscitando profondo cordoglio. Numerosi i messaggi di affetto e i ricordi condivisi sui social da amici e colleghi jumper, che lo descrivono come un uomo generoso, determinato, e con una forte passione per il volo estremo, sempre accompagnata da una grande attenzione alla sicurezza.

Il base jumping, sport estremo che consiste nel lanciarsi da pareti rocciose, ponti o edifici con l’ausilio di un paracadute, continua a essere tra le discipline più rischiose, nonostante l’evoluzione delle attrezzature e l’esperienza dei praticanti. In Trentino, così come in altre zone montane d’Italia, non è raro che ogni anno si verifichino incidenti, talvolta mortali, legati a questa pratica.

La salma di Giacomo Zamparo è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nelle prossime ore verrà effettuata l’ispezione cadaverica per accertare le cause esatte del decesso. La famiglia, sconvolta dalla notizia, ha chiesto il massimo riserbo.

Mentre la comunità di appassionati si stringe nel dolore per la perdita di uno dei suoi membri più esperti, resta alta l’attenzione sulla sicurezza e sulla necessità di regole più stringenti per una disciplina tanto affascinante quanto letale.

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