5 Ottobre 2026, lunedì
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Tragedia di caccia a Cuneo, spara al cinghiale e colpisce l’amico: muore agricoltore di 46 anni

Domenica di sangue nei boschi del cuneese. Daniele Barolo, padre di due figlie, è stato ucciso da un colpo partito per errore dal fucile di un compagno di battuta. Un secondo incidente si è verificato nel Napoletano, dove un uomo è rimasto ferito al volto.

CUNEO – Una giornata che doveva essere dedicata alla caccia si è trasformata in tragedia. È morto così Daniele Barolo, 46 anni, agricoltore originario di Carrù, colpito da una fucilata esplosa per errore da un amico durante una battuta al cinghiale. L’incidente è avvenuto nella tarda mattinata di domenica, in località Bordino, nell’area collinare tra i comuni di Rocca de’ Baldi e Carrù, nel cuore della provincia di Cuneo.

Secondo quanto finora ricostruito dai carabinieri, il gruppo di cacciatori stava partecipando a una battuta organizzata in occasione dell’apertura della stagione venatoria. Intorno alle 10 del mattino, uno dei partecipanti ha avvistato un animale nella boscaglia e ha sparato, convinto di avere nel mirino un cinghiale. Il proiettile ha invece raggiunto Barolo, che si trovava a poca distanza, colpendolo mortalmente al petto.

Quando i soccorsi del 118 sono giunti sul posto, allertati dagli altri cacciatori, per l’uomo non c’era già più nulla da fare. Il personale sanitario ha potuto soltanto constatarne il decesso. La salma è stata poi trasportata al cimitero di Carrù, dove è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria per i successivi accertamenti.

Un agricoltore molto conosciuto nella zona
Daniele Barolo era residente a Rocca de’ Baldi, in frazione Carleveri, e lavorava nel settore agricolo. Era padre di due figlie e molto conosciuto nella comunità locale. La notizia della sua morte ha scosso l’intero paese, dove in molti lo ricordano come un uomo tranquillo, appassionato della natura e della vita all’aria aperta.

I carabinieri della compagnia di Mondovì, intervenuti sul luogo dell’incidente, hanno avviato le indagini per chiarire con precisione la dinamica dello sparo. L’arma da fuoco è stata sequestrata, come da prassi, e sarà sottoposta a verifiche balistiche. Gli investigatori stanno inoltre ascoltando i testimoni presenti alla battuta per ricostruire l’esatta posizione dei partecipanti e determinare eventuali responsabilità.

Sarà l’autorità giudiziaria a decidere se nei confronti del cacciatore che ha esploso il colpo verranno ipotizzati reati di natura colposa, come l’omicidio colposo. In attesa delle perizie, al momento si parla di una tragica fatalità, maturata in un contesto di scarsa visibilità e dinamiche ancora da definire.

La sicurezza venatoria sotto osservazione
Il dramma di Cuneo riapre il dibattito sulla sicurezza durante le attività venatorie, specialmente nei giorni di apertura della stagione di caccia, che ogni anno coincidono con un picco di incidenti. L’episodio richiama l’attenzione anche sulle regole di comportamento durante le battute collettive, in cui spesso partecipano più cacciatori sparsi su un territorio difficile da controllare visivamente.

Non è un caso isolato. Sempre domenica, infatti, un altro incidente si è verificato nel sud Italia, questa volta nel Napoletano. Un uomo di 39 anni, residente a Vico Equense, si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia con ferite al volto causate da pallini da caccia.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo sarebbe stato colpito accidentalmente durante una battuta. I pallini lo hanno raggiunto in pieno viso, provocandogli escoriazioni multiple, fortunatamente non gravi: la prognosi è di dieci giorni. Anche in questo caso i carabinieri sono al lavoro per chiarire come si siano svolti i fatti e accertare se siano state rispettate le norme di sicurezza.

Incidenti evitabili? Un dibattito ricorrente
Ogni stagione venatoria si apre con un bollettino di incidenti, alcuni lievi, altri – come in questo caso – drammatici. Le statistiche nazionali indicano che ogni anno, in Italia, si verificano decine di episodi legati all’uso improprio o imprudente delle armi da caccia. In molti chiedono da tempo un inasprimento delle regole, un miglioramento dei percorsi di formazione per ottenere il porto d’armi e un controllo più rigoroso durante le battute collettive.

Le associazioni animaliste e ambientaliste colgono spesso questi eventi come argomento per sostenere la necessità di limitare o abolire la caccia, mentre il mondo venatorio insiste sulla formazione, sull’autocontrollo e sulla responsabilità individuale come strumenti per prevenire simili tragedie.

Un dolore profondo per una comunità che piange
A Carrù, Rocca de’ Baldi e nei piccoli centri della Granda, il dolore per la morte di Daniele Barolo è palpabile. La comunità si stringe intorno alla famiglia, colpita da un lutto improvviso e lacerante. La caccia, per molti, è una passione antica, radicata nella cultura rurale del Piemonte. Ma quando si trasforma in tragedia, lascia ferite profonde, difficili da rimarginare.

Nei prossimi giorni si attendono gli esiti dell’autopsia e degli accertamenti balistici, mentre l’inchiesta prosegue nel tentativo di far luce su quanto accaduto. Resta una vita spezzata troppo presto, un padre strappato alla sua famiglia da un colpo partito nel silenzio dei boschi, tra le colline cuneesi.

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