Verbania – A più di quattro anni dalla tragedia della funivia del Mottarone, il procedimento penale per accertare le responsabilità su uno dei disastri più gravi della recente storia italiana entra in una fase cruciale. Tre imputati hanno presentato richiesta di patteggiamento, mentre la Procura ha chiesto al Gup di prosciogliere due manager della società Leitner, incaricata della manutenzione dell’impianto.
Sul banco degli imputati restano Luigi Nerini, titolare delle Ferrovie del Mottarone, Enrico Perocchio, direttore d’esercizio, e Gabriele Tadini, capo servizio dell’impianto: i tre hanno chiesto, tramite i rispettivi legali, di definire la propria posizione attraverso il patteggiamento. Le pene proposte vanno da 3 anni e 10 mesi per Nerini, a 3 anni e 11 mesi per Perocchio, fino a 4 anni e 5 mesi per Tadini.
Le richieste sono ora al vaglio del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Verbania, Gianni Macchioni, il quale dovrà decidere se accogliere le proposte, formulare eventuali modifiche o disporre il rinvio a giudizio. Ma la vera novità è arrivata dalla Procura stessa, che ha chiesto il proscioglimento per Martin Leitner, consigliere delegato dell’omonima società altoatesina, e per Peter Rabanser, responsabile del Customer Service.
I due manager sono espressione della Leitner S.p.A., azienda con sede a Vipiteno e leader internazionale nel settore degli impianti a fune, incaricata della manutenzione della funivia del Mottarone. Secondo l’impostazione della Procura, non emergerebbero a loro carico responsabilità penali dirette nell’incidente del 23 maggio 2021, quando una cabina precipitò lungo il versante del monte, causando la morte di 14 persone e il ferimento grave dell’unico sopravvissuto, un bambino di cinque anni.
Il nodo delle responsabilità
L’inchiesta aveva inizialmente portato a iscrivere nel registro degli indagati 14 persone fisiche e tre società. Le indagini, condotte con estrema complessità tecnica e perizie multiple, avevano accertato che il giorno della tragedia il sistema frenante della cabina numero 3 era stato disattivato volontariamente. I forchettoni che bloccano i freni d’emergenza erano stati installati per evitare continui blocchi dell’impianto. Una scelta compiuta — secondo l’accusa — con piena consapevolezza del rischio, in un contesto in cui il cavo traente risultava usurato e non più affidabile.
A fornire una delle prime ricostruzioni decisive fu proprio Gabriele Tadini, che ammise di aver lasciato inseriti i forchettoni sui freni. Le sue dichiarazioni furono uno dei cardini iniziali dell’inchiesta, ma nel tempo la posizione dei vertici della società di manutenzione — inizialmente finiti sotto i riflettori — si è via via alleggerita. Secondo la Procura di Verbania, la catena delle responsabilità si fermerebbe infatti alla gestione quotidiana e operativa dell’impianto, senza prove sufficienti per attribuire colpe a chi, dalla sede della Leitner in Alto Adige, gestiva solo in modo indiretto e occasionale i controlli.
Il commento del sindaco di Stresa: “Una ferita aperta”
Alla notizia della richiesta di proscioglimento per i dirigenti della Leitner ha reagito con amarezza il sindaco di Stresa, Marcella Severino, che sin dal giorno della tragedia ha seguito da vicino l’evolversi delle indagini, partecipando alle commemorazioni e sostenendo le famiglie delle vittime. “Sono profondamente amareggiata — ha dichiarato —. La nostra comunità non ha mai smesso di chiedere giustizia. Ogni passaggio di questo processo riapre una ferita ancora viva”.
Una ferita che, a giudicare dai toni del dibattito pubblico, non si è mai realmente chiusa. La tragedia del Mottarone, infatti, non fu solo un caso di cronaca nera ma un evento che sconvolse profondamente l’opinione pubblica, anche per l’immagine della cabina sventrata in mezzo ai boschi, simbolo di una morte collettiva in un contesto, quello del turismo montano, che avrebbe dovuto rappresentare svago e sicurezza.
Il percorso processuale e le prospettive
Il Gup Macchioni sarà ora chiamato a valutare sia le richieste di patteggiamento sia quella di proscioglimento. Se le pene proposte saranno ritenute congrue, il patteggiamento — che prevede una condanna concordata tra difesa e pubblica accusa — permetterà agli imputati di evitare il dibattimento. Resta da chiarire la posizione delle società coinvolte, tra cui proprio la Leitner, ma anche Ferrovie del Mottarone.
La tragedia del Mottarone ha acceso un faro sulle condizioni di sicurezza degli impianti a fune in Italia, suscitando interrogativi sull’efficacia dei controlli, sul rapporto tra gestori locali e società di manutenzione, e sulla necessità di rafforzare la vigilanza tecnica in un settore ad alta intensità tecnologica e ad altissimo rischio in caso di negligenze.
Il processo, ancora nella sua fase preliminare, si annuncia dunque come uno dei più significativi degli ultimi anni per l’impatto che potrà avere sia sul piano giudiziario, sia su quello civile e regolatorio. Ma per i familiari delle vittime e per la comunità locale, l’aspettativa è ancora e soltanto una: che la verità venga accertata fino in fondo, senza zone d’ombra né scorciatoie.
