4 Ottobre 2026, domenica
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Venezia, volantini anonimi contro Monica Poli: “Distrugge gli affari, guadagna con i video”

La cittadina diventata celebre per il suo impegno contro i borseggiatori finisce nel mirino di una campagna diffamatoria. Volantini affissi in centro la accusano di arricchirsi sui social e di creare tensioni. Un caso che riaccende il dibattito sulla sicurezza urbana e sul ruolo dei cittadini attivi.

È diventata un simbolo della lotta civile contro la microcriminalità a Venezia, riconoscibile anche all’estero per il suo inconfondibile grido “Attenzione pickpocket!” che riecheggia tra calli, ponti e vaporetti. Monica Poli, attivista del gruppo di volontariato “Cittadini non distratti”, da anni dedica il proprio tempo ad avvisare turisti e passanti della presenza di borseggiatori, documentando la propria attività anche sui social, dove ha costruito un seguito virale. Ma la notorietà conquistata con l’impegno sul campo ha ora un rovescio amaro: una campagna anonima, fatta di volantini affissi in diversi punti della città, l’ha presa di mira con toni accusatori e provocatori, accusandola addirittura di guadagnare somme ingenti grazie alla visibilità online e di creare un clima ostile in città.

La denuncia anonima: contenuti e toni dei volantini

I volantini, comparsi nei giorni scorsi in alcune zone del centro storico – tra cui il pontile del vaporetto di San Tomà – si scagliano con durezza contro la figura di Monica Poli, accusandola di “distruggere tutti gli affari di Venezia-Mestre”, facendo riferimento, con tono sarcastico, a una presunta perdita di introiti per chi si dedica ai furti. Il testo, non firmato in modo trasparente ma attribuito a presunti “investitori di Venezia”, contiene affermazioni gravi e surreali: secondo quanto scritto, Poli avrebbe guadagnato “centinaia di migliaia di euro da TikTok, Instagram, Facebook e YouTube”, e per questo motivo si chiede che “la Guardia di Finanza verifichi i suoi conti”.

Ancora più inquietante il passaggio in cui si arriva a invocare l’arresto dell’attivista per “istigazione alla violenza per poveri portafogli di 20 euro e 30 euro”, una frase che oltre a banalizzare il fenomeno dei furti, sembra quasi giustificare l’attività dei borseggiatori.

Non vi sono firme riconducibili a gruppi noti o rivendicazioni esplicite, ma il messaggio è chiaro: Monica Poli, con la sua opera di sensibilizzazione e denuncia, ha evidentemente toccato nervi scoperti.

Monica Poli e il progetto “Attenzione pickpocket”

Volto ormai noto ai più, Monica Poli ha dato vita, insieme ad altri cittadini veneziani, al gruppo “Cittadini non distratti”, con l’obiettivo di contrastare la piaga dei furti con destrezza che da anni affligge Venezia, specie nelle zone più turistiche. Il metodo è semplice ma efficace: pattugliare le aree più affollate e segnalare con voce ferma e decisa la presenza di potenziali ladri, documentando le scene con il cellulare e postandole sui canali social.

Il suo grido “Attenzione pickpocket!” è diventato un marchio riconoscibile, rilanciato su TikTok e Instagram da utenti di ogni parte del mondo, portando la questione dei borseggiatori veneziani all’attenzione di un pubblico vasto e trasversale. Le sue clip, spesso riprese anche da testate giornalistiche e televisioni, hanno contribuito a far crescere la percezione del problema, ma anche a scatenare critiche, in parte legate all’esposizione mediatica dell’attività.

Una figura divisiva? Il dibattito in città

La comparsa dei volantini ha riacceso un dibattito che da tempo serpeggia a Venezia: fino a che punto l’intervento dei cittadini può affiancare, o sostituire, quello delle istituzioni in materia di sicurezza? E Monica Poli, con la sua azione di denuncia pubblica, sta contribuendo a risolvere il problema o, come sostengono alcuni, rischia di alimentare una narrazione allarmistica che potrebbe nuocere all’immagine turistica della città?

C’è chi la difende con convinzione, ritenendola una figura coraggiosa e necessaria in un contesto dove i borseggi sono una realtà quotidiana e i controlli non sempre capillari. Ma c’è anche chi critica il carattere plateale delle sue azioni, temendo che l’enfasi su determinati episodi possa generare una percezione di insicurezza sproporzionata rispetto alla realtà o addirittura innescare dinamiche di caccia all’uomo.

Va ricordato che la stessa Poli è stata vittima diretta della criminalità: nel 2023, in pieno giorno e in un luogo molto frequentato come piazzale Roma, le fu sottratto il telefono dalle mani, a testimonianza di quanto il fenomeno sia diffuso e imprevedibile, anche per chi lo combatte attivamente.

Il contesto: borseggiatori, recidive e limiti della giustizia

Il problema dei furti con destrezza a Venezia è ben noto alle forze dell’ordine e ai cittadini. Le cronache riportano con regolarità arresti di borseggiatori, spesso donne molto giovani e recidive, appartenenti a gruppi organizzati che si muovono con grande agilità nei flussi turistici. Alcune di queste figure sono diventate tristemente famose: emblematica la vicenda della cosiddetta “Shakira dei borseggi”, arrestata e poi rimessa in libertà nonostante i precedenti, un episodio che aveva suscitato ampie polemiche sulla gestione delle pene e l’efficacia delle misure preventive.

Negli ultimi anni, la risposta istituzionale si è concentrata sull’aumento dei controlli, con l’impiego di pattuglie miste, agenti in borghese e dispositivi di videosorveglianza. Tuttavia, la vastità del centro storico e l’alto numero di visitatori rendono difficile un controllo totale. È proprio in questa “zona grigia” che si inserisce l’azione dei cittadini attivi come Monica Poli, capaci di offrire un supporto concreto e immediato.

Solidarietà e preoccupazione

La diffusione dei volantini anonimi ha suscitato preoccupazione non solo per i contenuti diffamatori, ma anche per il messaggio intimidatorio implicito. Colpire una cittadina che si batte per la legalità – indipendentemente dal mezzo utilizzato – appare come un segnale inquietante, che chiama in causa il diritto alla libertà di espressione e il ruolo dei singoli nella tutela del bene comune.

Diversi residenti e utenti della rete hanno espresso solidarietà alla Poli, condannando apertamente il tentativo di screditarla attraverso canali anonimi e poco trasparenti. Allo stesso tempo, la vicenda solleva interrogativi più ampi su come conciliare legalità, partecipazione civica e percezione della sicurezza in una città complessa e fragile come Venezia.

Conclusione: una città in bilico tra legalità e immagine

Il caso dei volantini contro Monica Poli non è soltanto un attacco a una persona, ma un episodio che mette in luce una tensione profonda tra la necessità di contrastare la microcriminalità e la volontà di preservare l’immagine di una città fondata sul turismo. Da un lato la realtà quotidiana dei furti, subiti ogni giorno da centinaia di visitatori, dall’altro l’esigenza di non alimentare un clima di allarme che rischia di ritorcersi sull’economia locale.

In questo contesto, l’azione di cittadini attivi come Monica Poli appare tanto meritoria quanto esposta. E mentre le forze dell’ordine continuano a presidiare il territorio, il dibattito prosegue: Venezia può fare a meno dei suoi “cittadini sentinella”? E chi li attacca, davvero, cosa teme di perdere?

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