6 Ottobre 2026, martedì
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Milano, foto private rubate e pubblicate su un sito porno: 23enne indagato

Le immagini delle amiche, scaricate dai social senza consenso, erano state caricate online con nomi e cognomi. Contestata la diffamazione aggravata dall’uso del mezzo informatico

Un episodio inquietante di violazione della privacy e di abuso dei social network scuote Milano. Un giovane di 23 anni è finito sotto inchiesta con l’accusa di avere trafugato dai profili Instagram di alcune sue coetanee fotografie personali e di averle successivamente pubblicate su un sito pornografico, senza alcun consenso e corredandole persino di nomi e cognomi reali delle ragazze coinvolte.

Le indagini sono partite dalle denunce presentate da un gruppo di giovani donne che, con sgomento, hanno scoperto i propri volti e i propri scatti – in alcuni casi risalenti agli anni in cui erano ancora minorenni – collocati in un contesto che nulla aveva a che fare con la loro vita privata. Secondo gli atti, le immagini sarebbero state “trasferite in un contesto estraneo e degradante”, in alcuni casi persino abbinate a video a contenuto sessualmente esplicito, con conseguente “grave lesione della riservatezza e della dignità” delle vittime.

A far scattare il campanello d’allarme è stata la comparsa dei loro ritratti, originariamente caricati su Instagram e protetti da profili privati, su una piattaforma hard accessibile al pubblico. La rete delle conoscenze comuni, unita ad alcune verifiche incrociate sui follower, ha permesso alle ragazze di risalire all’autore della sottrazione e diffusione illecita del materiale. I sospetti, confermati dai primi accertamenti, hanno portato gli investigatori a concentrare l’attenzione sul 23enne, oggi ufficialmente indagato.

Nel corso della perquisizione, le forze dell’ordine hanno sequestrato computer, telefono cellulare e diverso materiale cartaceo ritenuto utile alle indagini. Le fotografie incriminate, risalenti al 2024, costituiranno parte integrante del fascicolo aperto dalla procura. L’accusa a suo carico è quella di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo informatico, un reato che riflette la gravità della vicenda e l’impatto che simili condotte possono avere nell’era digitale.

Il caso riporta al centro dell’attenzione pubblica il tema, sempre più urgente, della tutela della privacy online, soprattutto per le fasce più giovani che affidano ai social immagini e contenuti della propria vita quotidiana. Una fiducia che, come dimostra questa vicenda, può trasformarsi in un’arma contro la dignità delle persone quando finisce nelle mani sbagliate.

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