3 Ottobre 2026, sabato
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Appendino contro il governo: “Le loro scelte sono una forma di violenza politica. Serve un’alternativa coerente, non vittimismi”

Dalla giustizia all’autonomia differenziata, dalla sanità alla politica estera: l’affondo di Chiara Appendino alla Festa dell’Unità

Torino – Un intervento duro, diretto, senza concessioni alla diplomazia, quello pronunciato da Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, durante la sua partecipazione alla Festa dell’Unità di Torino. Parole taglienti che disegnano un quadro severo dell’attuale governo, accusato non solo di inadeguatezza politica, ma di esercitare una forma di “violenza” attraverso le sue scelte strutturali in materia di giustizia, sanità, diritti sociali e rapporti internazionali.

L’ex sindaca di Torino ha affidato al palco della manifestazione un’analisi politica che va oltre la semplice opposizione alle riforme proposte dal centrodestra. “Queste riforme costituzionali non sono solo dannose ma anche violente” – ha esordito – indicando in particolare la riforma della giustizia, l’autonomia differenziata e il premierato come tre direttrici pericolose che, a suo avviso, minacciano l’equilibrio democratico del Paese.

La “violenza” delle riforme: un’accusa politica e simbolica

Appendino ha scelto parole forti, senza attenuanti: definire “violenta” una riforma significa spostare il discorso politico su un terreno che coinvolge non solo la tecnica legislativa, ma il senso stesso del potere. La riforma della giustizia, secondo la vicepresidente M5S, si configura come un tentativo di sottomissione del potere giudiziario da parte dell’esecutivo. Un’operazione che – nelle sue parole – indebolisce l’autonomia dei magistrati e comprime gli spazi di controllo sull’attività politica.

Lo stesso giudizio viene espresso nei confronti dell’autonomia differenziata, accusata di alimentare una frattura territoriale tra Nord e Sud del Paese, e del premierato, che secondo l’ex sindaca si tradurrebbe in un accentramento di poteri a scapito delle garanzie costituzionali e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Tutti elementi che, nel suo ragionamento, convergono in una strategia di ridefinizione degli assetti istituzionali “a senso unico” e “a discapito della coesione nazionale”.

Sanità, welfare, armi: “Il governo toglie ai fragili e arma i forti”

L’analisi di Appendino si allarga poi al campo delle politiche economiche e sociali. “È violento – ha dichiarato – un governo che toglie soldi alla sanità pubblica quando le persone non riescono più a curarsi”. La critica è netta: i tagli al sistema sanitario vengono letti come un attacco ai diritti fondamentali, in un momento storico in cui – secondo la vicepresidente – le disuguaglianze sociali si sono aggravate.

Ma l’elenco prosegue. “È violento – ha detto ancora – un governo che quintuplica l’acquisto di armi a Israele finanziando un genocida”. Un’affermazione destinata a far discutere, che rilancia il giudizio politico del Movimento 5 Stelle sulla guerra a Gaza e sul ruolo del governo Netanyahu. L’accusa, in questo caso, si fa duplice: da un lato l’Italia che, secondo Appendino, alimenta con risorse pubbliche un conflitto devastante, dall’altro il premier israeliano che, “pur responsabile di migliaia di morti, si presenta come vittima politica”.

Nel mirino della vicepresidente finisce anche la politica interna sul welfare: “È violento – ha proseguito – chi con una mano toglie il reddito di cittadinanza e affossa il salario minimo, mentre con l’altra alza gli stipendi ai ministri”. L’accusa è chiara: il governo agirebbe in direzione opposta ai bisogni delle fasce più fragili della popolazione, premiando se stesso e penalizzando chi è in difficoltà.

“Netanyahu vittima? Il vittimismo serve a nascondere le promesse mancate”

Appendino ha poi rivolto un attacco diretto al clima politico attuale, denunciando quella che ha definito una strategia di “vittimismo costruito”. Il riferimento è al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che in una recente uscita pubblica ha parlato di “odio politico” nei suoi confronti. Una narrazione che, per la vicepresidente M5S, non solo stravolge i fatti ma diventa strumento retorico per distogliere l’attenzione dai problemi reali.

Lo stesso schema, ha affermato, si riscontra nel governo italiano: “Hanno promesso di superare la Fornero, di risolvere il problema della sicurezza, di fermare i migranti con il blocco navale, di tutelare il ceto medio e le imprese. Ma queste promesse sono state tradite”.

“Nel Paese non c’è odio. C’è apatia, c’è sopravvivenza”

Non c’è solo denuncia nel discorso di Appendino, ma anche un’analisi sociale del presente. L’ex sindaca racconta ciò che ha raccolto nel suo contatto diretto con i cittadini: “Io girando il Paese non sento odio, sento apatia”. A dominare, secondo lei, non è la rabbia ma una sorta di rassegnazione collettiva. “Persone che non si riescono più a curare, che non arrivano a fine mese, che vivono da anni in cassa integrazione con stipendi ridotti, che al mercato rinunciano a fare una spesa completa, che si sentono abbandonate dallo Stato”.

Questa, per Appendino, è la vera emergenza sociale: una cittadinanza stremata, che non protesta più perché sente che le proprie richieste non trovano ascolto. E proprio qui, sottolinea, dovrebbe intervenire la “buona politica”, quella che non si rifugia in narrazioni autoassolutorie ma che guarda in faccia la realtà e propone soluzioni concrete.

Verso Torino: “Serve un progetto nuovo, coerente e radicato nei bisogni”

Nel finale del suo intervento, Appendino ha parlato del futuro politico a livello locale, a partire proprio da Torino. Una città che conosce bene, avendola amministrata per cinque anni, e per la quale propone oggi un cambio di passo. “Per me il ‘testardamente unitari’ non ha alcun significato. Credo invece nel ‘testardamente coerenti’”, ha detto, evidenziando la necessità di costruire un’alternativa alle destre non solo numerica, ma identitaria e politica.

Il riferimento è al progetto di un fronte progressista in vista delle prossime amministrative. Secondo Appendino, l’unità è possibile ma deve poggiare su basi solide, su un programma che sappia parlare alle tante periferie sociali e territoriali della città. “L’obiettivo non può essere solo battere le destre, a Torino è facile – ha spiegato – ma rispondere ai bisogni di chi si sente escluso: chi vive in quartieri dimenticati, chi lavora nell’indotto Stellantis e teme per il proprio futuro, chi ha perso il reddito di cittadinanza e non ha più nulla, chi aspetta una casa popolare da anni”.

In questo contesto, la vicepresidente M5S rivendica con chiarezza la necessità di una discontinuità profonda, anche rispetto al centrosinistra torinese. “Non posso essere io la protagonista di questo percorso come non può esserlo l’attuale Sindaco. Non è una questione personale: serve discontinuità con un sistema che il Sindaco Lorusso rappresenta”.

Con un discorso articolato e affilato, Chiara Appendino ha tracciato una linea netta: no a un’opposizione generica e accondiscendente, sì a un’alternativa politica strutturata, coerente, identitaria e costruita su un progetto che dia risposte ai bisogni concreti. Dalle riforme costituzionali alla sanità, dalla povertà alla partecipazione, dalla politica estera alla coesione sociale, la vicepresidente del Movimento 5 Stelle ha delineato una visione di Paese in contrasto con quella del governo, proponendo una via fondata sulla discontinuità e sulla centralità dei cittadini dimenticati. Un intervento che, nei toni e nei contenuti, conferma la sua intenzione di rimanere protagonista del dibattito politico, pur senza cercare un ruolo diretto nelle prossime sfide elettorali.

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