3 Ottobre 2026, sabato
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Occupazione, record nel Mezzogiorno e oltre 10 milioni di over 50 al lavoro: disoccupazione stabile ma con che contratto?

I dati Istat del secondo trimestre 2025 mostrano un mercato del lavoro in consolidamento. Al Sud l’occupazione supera per la prima volta il 50%, mentre cresce il peso degli ultracinquantenni. Il premier Meloni esulta: “Abbiamo scelto di credere nel talento del Mezzogiorno”.

Il mercato del lavoro italiano si conferma in una fase di consolidamento. Secondo i dati diffusi dall’Istat sul secondo trimestre del 2025, il tasso di disoccupazione resta fermo al 6,3%, lo stesso livello registrato nei primi tre mesi dell’anno, mentre su base annua si riduce di 0,1 punti percentuali. Un milione 623mila persone sono alla ricerca di un impiego, 9mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2024.

Parallelamente, continua il calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni: 150mila in meno in un anno, per un totale di 12 milioni 294mila. Il tasso di inattività scende così al 33%, stabile rispetto al trimestre precedente ma in diminuzione di 0,4 punti nel confronto con il 2024.

Mezzogiorno oltre la soglia del 50%: un traguardo storico

Il dato più rilevante arriva dal Sud. Nel secondo trimestre, il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni nel Mezzogiorno sale al 50,1%. È la prima volta che questa soglia viene superata dall’inizio delle serie storiche Istat, nel 2004. Un risultato che segna un cambio di passo rispetto al passato: nel primo trimestre 2025 il tasso era al 49,9%, un anno prima al 49,3%.

Gli occupati nel Mezzogiorno raggiungono quota 6 milioni 549mila, con un aumento di 96mila unità in dodici mesi. Si tratta del livello più alto mai registrato, segno che il mercato del lavoro meridionale, pur restando distante dai valori medi nazionali, sta vivendo una fase di crescita strutturale.

Gli over 50 trainano l’occupazione

Un altro record riguarda gli ultracinquantenni. Per la prima volta gli occupati over 50 superano i 10 milioni. Nel secondo trimestre 2025 sono 10 milioni 94mila, in aumento di 96mila rispetto al trimestre precedente e di 422mila rispetto allo stesso periodo del 2024.

Si tratta di un fenomeno legato a due fattori principali: da un lato l’invecchiamento della popolazione, con l’ingresso nel mercato del lavoro di coorti sempre più numerose nate negli anni Settanta; dall’altro le restrizioni nell’accesso al pensionamento, che trattengono più a lungo i lavoratori in attività. Il confronto con il passato è eloquente: nel 2004, anno di avvio delle serie storiche, gli over 50 occupati erano appena 4 milioni 865mila, meno della metà di oggi.

Il commento politico: Meloni rivendica la svolta

I dati diffusi dall’Istat hanno immediatamente alimentato il dibattito politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo sui social, ha rivendicato la scelta del governo di puntare sul rilancio del Mezzogiorno.

“Ci accusavano di voler spaccare l’Italia – ha scritto – ma la verità è che abbiamo scelto di credere nelle energie, nel talento e nella forza del Sud. Abbiamo avuto il coraggio di dire basta alla stagione dell’assistenzialismo, che per troppo tempo ha alimentato l’idea di un Mezzogiorno condannato a restare indietro. Abbiamo investito in infrastrutture, lavoro, merito”.

Il premier ha sottolineato come i dati “certifichino il numero di occupati nel Mezzogiorno più alto mai registrato dal 2004”, definendoli la conferma che “la strada intrapresa è quella giusta, per costruire finalmente un’Italia in cui tutti abbiano le stesse opportunità”.

Una fotografia in chiaroscuro

Il quadro delineato dall’Istat evidenzia dunque un mercato del lavoro che, pur con persistenti criticità, mostra segnali di consolidamento. La disoccupazione resta su livelli relativamente bassi nel confronto storico e gli inattivi diminuiscono, mentre il Sud tocca un traguardo simbolico mai raggiunto in passato.

La crescita della partecipazione degli over 50, se da un lato rafforza la base occupazionale, dall’altro pone interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di un sistema che fatica a garantire spazi adeguati alle generazioni più giovani.

La sfida per i prossimi anni sarà quella di trasformare i progressi congiunturali in dinamiche strutturali, capaci di ridurre i divari territoriali e generazionali. Un obiettivo che richiederà politiche del lavoro, investimenti e formazione coerenti, per far sì che il “record” di oggi diventi la normalità di domani.

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