26 Luglio 2026, domenica
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Narcotraffico a Reggio Calabria, smantellata un’organizzazione radicata a Catona: 18 misure cautelari e piantagione scoperta

Operazione dei Carabinieri coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia: al centro dell’indagine un gruppo strutturato e persistente, attivo nello spaccio e nella coltivazione di stupefacenti. Sequestrate droghe, armi e un'intera piantagione di cannabis. Tra gli indagati anche un minorenne.

Reggio Calabria – È scattata alle prime luci dell’alba una vasta operazione dei Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, che ha portato all’esecuzione di 18 misure cautelari a carico di soggetti indagati per una lunga serie di reati connessi al narcotraffico, alle armi e all’estorsione.

L’ordinanza, siglata con il numero 14/2025 e firmata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto la custodia cautelare in carcere per 15 persone e gli arresti domiciliari per altre 3. Si tratta di membri di un gruppo che, secondo quanto emerge dalle indagini, avrebbe costituito un’organizzazione strutturata e perfettamente inserita nel tessuto criminale della zona nord della città, con base operativa nel quartiere Catona e ramificazioni fino alla Piana di Gioia Tauro e alla Sicilia orientale.

L’indagine: un anno di osservazioni, intercettazioni e riscontri

Le indagini, avviate nel giugno 2023 e concluse nel maggio 2024, sono state condotte dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria, con il supporto della Stazione di Reggio Calabria – Catona, e coordinate dalla DDA reggina.

L’inchiesta è nata da un’attività di osservazione diretta sul territorio. I militari, nel corso di ordinari servizi di pattugliamento, hanno notato movimenti anomali nei pressi dell’abitazione di quello che l’ordinanza definisce, allo stato degli atti, il capo del sodalizio criminale: un soggetto ritenuto nipote di un esponente apicale della ‘ndrangheta del quartiere Archi, altra zona storicamente sotto osservazione per infiltrazioni mafiose.

Quella che inizialmente appariva come un’attività di spaccio sporadico si è progressivamente rivelata come la punta dell’iceberg di un’organizzazione più ampia e radicata. L’installazione di un sistema di videosorveglianza e l’impiego massiccio di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre a videoriprese e sequestri mirati, ha consentito di delineare i contorni di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con una struttura interna ben definita, ruoli stabiliti e una rete logistica efficiente.

Un gruppo stabile, organizzato e capace di sopravvivere agli arresti

Il GIP ha riconosciuto l’esistenza di una vera e propria impresa criminale, dedita alla vendita di cocaina, marijuana e hashish, che si avvaleva anche della collaborazione di un soggetto minorenne in qualità di venditore. Preoccupante è anche la presenza di minori tra gli acquirenti, a conferma del livello di penetrazione sociale dell’attività illecita.

La solidità del gruppo, secondo quanto ricostruito nella fase cautelare, si manifesta nella capacità dei sodali di agire in modo sinergico e continuativo: condividendo strumenti, profitti e soprattutto il rischio d’impresa. Il sodalizio provvedeva anche al sostentamento dei propri membri arrestati, una modalità operativa che tradisce la logica mafiosa sottesa all’intera attività. Emblematico il caso di un affiliato, trovato in possesso di ingenti quantità di droga: nonostante l’arresto, veniva mantenuto dal gruppo, per decisione del capo.

Quest’ultimo, pur ristretto in carcere, continuava a impartire direttive operative attraverso i colloqui con familiari, mantenendo così attivo il controllo sull’organizzazione. Un dettaglio che ha ulteriormente convinto il GIP della pericolosità e dell’autonomia operativa dell’organizzazione, capace di sopravvivere anche a colpi giudiziari diretti ai vertici.

Coltivazione di cannabis e basi logistiche: un sistema criminale a ciclo chiuso

Particolarmente significativa è la scoperta, durante le indagini, di una piantagione di cannabis indica nel quartiere di Catona, coltivata e gestita direttamente dal gruppo. I Carabinieri hanno sequestrato circa 400 piante già defogliate, 25 in fase vegetativa, e identificato un immobile adibito a laboratorio per la lavorazione e il confezionamento dello stupefacente.

Le forniture di cocaina e marijuana, secondo quanto emerge dalle indagini, venivano conservate in appartamenti presi in affitto e in immobili abbandonati, trasformati in basi logistiche da cui partiva la distribuzione sul territorio. Queste strutture rappresentavano anche punti di riferimento per gli assuntori, che potevano accedervi in modo relativamente sicuro grazie alla presenza di un sistema di vedette: giovani incaricati di sorvegliare i dintorni dell’abitazione del capo e di allertare, anche telefonicamente, i sodali in caso di presenze sospette o forze dell’ordine in avvicinamento.

Secondo il GIP, questa rete di controllo del territorio ha consentito al gruppo di esercitare una vera e propria egemonia criminale su Catona, dove il sodalizio si sarebbe insediato in modo capillare, con un alto livello di efficienza operativa.

Estorsione e armi: non solo droga

Accanto al traffico di stupefacenti, gli indagati sono chiamati a rispondere anche di un’ipotesi di estorsione e di reati in materia di armi, che arricchiscono il quadro di pericolosità del gruppo. Le indagini hanno infatti documentato anche l’esistenza di strumenti offensivi a disposizione dell’organizzazione, sebbene non siano stati diffusi ulteriori dettagli al riguardo.

Questi elementi rafforzano, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, il profilo di una consorteria criminale ben radicata, capace di diversificare i propri ambiti di attività e di agire con un alto grado di professionalità, mutuando metodi e strategie tipici delle organizzazioni mafiose storiche.

La risposta dello Stato

L’operazione di oggi si inserisce in una più ampia strategia di contrasto al crimine organizzato che vede la DDA di Reggio Calabria in prima linea nel monitoraggio e nella repressione delle nuove generazioni criminali emergenti. In questo caso, l’intervento dei Carabinieri, supportati da più reparti, ha permesso di colpire un’organizzazione che, seppur meno nota rispetto ai clan storici, dimostra di aver assorbito metodi e strutture della criminalità organizzata tradizionale.

Il sequestro di ingenti quantitativi di stupefacenti e la scoperta della coltivazione di cannabis confermano l’intenzione del gruppo di gestire in proprio l’intera filiera dello spaccio, dal rifornimento alla vendita al dettaglio, passando per la produzione.

L’inchiesta, al momento nella fase cautelare, getta luce su un contesto criminale che, pur operando a livello locale, mostra connessioni e ambizioni ben più ampie, e contribuisce ad arricchire il quadro delle nuove dinamiche del narcotraffico in Calabria.

Nei prossimi giorni, si attendono ulteriori sviluppi, mentre l’attenzione resta alta sul quartiere di Catona e sulle sue connessioni con la rete criminale della Piana e del versante siciliano. Un’indagine che non solo ha fermato un gruppo attivo, ma ha anche svelato un sistema strutturato che puntava a radicarsi a lungo nel territorio.

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