6 Settembre 2026, domenica
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Mosca liquida Varsavia: “Retorica tipicamente europea”

Il Cremlino risponde alle dichiarazioni provenienti dalla Polonia e ribadisce la linea già adottata nei confronti delle capitali europee

Il Cremlino torna a puntare il dito contro la Polonia, accusata di allinearsi al linguaggio dominante nelle cancellerie occidentali. A dirlo è stato Dmitri Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin, che ha commentato le recenti dichiarazioni arrivate da Varsavia.

“Per quanto riguarda la retorica delle dichiarazioni che sentiamo da Varsavia, non c’è nulla di nuovo. Questa retorica è stata caratteristica di quasi tutte le capitali europee ultimamente. Vediamo che continua”, ha dichiarato Peskov, citato dall’agenzia di stampa statale Ria Novosti.

Il riferimento è alle posizioni dure assunte dalla Polonia, che da mesi figura tra i Paesi più intransigenti nei confronti di Mosca, sostenendo apertamente Kiev e invocando un rafforzamento delle misure di deterrenza contro la Russia. Varsavia è infatti in prima linea nell’applicazione delle sanzioni economiche e nell’assistenza militare all’Ucraina, ruolo che l’ha resa uno degli interlocutori più critici nei confronti del Cremlino.

Con le sue parole, Peskov ha voluto inserire le dichiarazioni polacche in un quadro più ampio, quello della compattezza europea sulla linea di condanna dell’invasione russa. La replica di Mosca ricalca una strategia comunicativa consolidata: minimizzare le prese di posizione dei singoli Paesi, presentandole come parte di un coro indistinto, espressione di una politica occidentale ritenuta ostile e pregiudiziale nei confronti della Russia.

Non è la prima volta che il portavoce del Cremlino utilizza questo schema, volto a sottolineare la presunta mancanza di originalità o autonomia nei governi europei, accusati di seguire passivamente l’agenda politica di Bruxelles e di Washington.

Le parole di Peskov, tuttavia, arrivano in un momento in cui la Polonia rafforza ulteriormente il proprio profilo internazionale come pilastro orientale della Nato. Varsavia ospita basi militari, ha aumentato sensibilmente le spese per la difesa e mantiene un canale diretto con gli Stati Uniti, ponendosi come avamposto della sicurezza occidentale sul fianco orientale dell’Alleanza.

In questo contesto, le schermaglie verbali tra Mosca e Varsavia assumono un valore che va oltre la polemica diplomatica: rappresentano l’ennesimo tassello di una tensione geopolitica che continua a crescere, mentre il conflitto in Ucraina si avvicina al terzo anno senza prospettive concrete di soluzione.

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