Parigi – Dopo sei mesi di audizioni, raccolta di testimonianze e analisi approfondite, la commissione d’inchiesta del Parlamento francese ha presentato un rapporto che promette di scuotere il dibattito europeo sul rapporto tra adolescenti e social network. Al centro del documento, lungo oltre 150 pagine, la proposta di introdurre un divieto totale di accesso a TikTok per i minori di 15 anni, una misura senza precedenti in Europa.
Una decisione tutt’altro che simbolica, secondo i firmatari. «Non è una cosa banale», ha dichiarato Laure Miller, deputata e relatrice della commissione, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto. L’obiettivo è duplice: da un lato, proteggere i giovani utenti da contenuti potenzialmente dannosi; dall’altro, accendere una luce sulla responsabilità degli adulti e delle piattaforme nell’educazione digitale.
Un’inchiesta nata da una tragedia
L’indagine parlamentare è stata avviata nel marzo 2025, dopo che sette famiglie francesi hanno promosso un’azione legale contro TikTok. Le accuse sono pesanti: la piattaforma, tramite il proprio algoritmo, avrebbe contribuito all’esposizione sistematica dei loro figli a contenuti pericolosi, in alcuni casi legati a gesti estremi come l’autolesionismo e il suicidio.
Tra le storie più drammatiche raccolte dalla commissione, quella di Géraldine, madre di Pénélope, una ragazza di 18 anni che si è tolta la vita nel febbraio 2024. Dopo la tragedia, la donna ha scoperto che la figlia era stata esposta per mesi a video di autolesionismo su TikTok. «Non è TikTok che ha ucciso nostra figlia, perché comunque non stava bene», ha raccontato all’AFP. «Ma la piattaforma ha peggiorato il suo malessere. Non c’è stata alcuna protezione. Nessun filtro. Nessuna barriera».
Un racconto che ha colpito a fondo l’opinione pubblica e che ha contribuito ad alimentare la pressione politica su un tema già da tempo percepito come urgente.
L’algoritmo nel mirino
Il cuore del problema, secondo il rapporto, è l’algoritmo di TikTok, descritto come particolarmente efficace nel creare ambienti “a bolla” che rafforzano e amplificano emozioni e vulnerabilità. «L’effetto è una sorta di gabbia invisibile», si legge nel documento, «che incanala i giovani in un flusso continuo di contenuti simili, anche quando si tratta di video su autolesionismo, disturbi alimentari o depressione».
Nonostante le rassicurazioni fornite dai rappresentanti di TikTok durante le audizioni parlamentari, i relatori giudicano i meccanismi di moderazione della piattaforma «insufficienti e facilmente aggirabili». TikTok afferma di avere rimosso, nel solo 2023, il 98% dei contenuti problematici in Francia grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Ma per i parlamentari, i filtri sono troppo deboli. Emblematico, secondo Géraldine, il fatto che inserendo termini come “suicidio” l’utente venga effettivamente reindirizzato a servizi di assistenza, ma che basti un emoji o una variante ortografica per bypassare i controlli e accedere comunque ai video pericolosi.
Le proposte: dal divieto al “coprifuoco digitale”
Oltre al divieto totale per i minori di 15 anni, il rapporto propone l’adozione di un “coprifuoco digitale” per la fascia 15-18 anni: i social dovrebbero diventare inaccessibili dalle 22 alle 8 del mattino, un orario in cui – secondo gli esperti ascoltati dalla commissione – aumenta l’uso compulsivo e si aggrava l’impatto su sonno, concentrazione e benessere psicologico.
Non solo: la commissione propone anche l’introduzione di un nuovo reato, la “negligenza digitale”, per i genitori che non esercitano un controllo adeguato sull’uso dei social da parte dei figli. Un punto controverso, che potrebbe aprire la strada a dibattiti anche di natura costituzionale.
Il rapporto non si limita a raccomandazioni: se entro tre anni le piattaforme non dimostreranno di rispettare pienamente le normative europee – come il Digital Services Act – la commissione propone di estendere il divieto fino ai 18 anni.
Una sfida anche tecnica e giuridica
La questione centrale resta quella dell’attuabilità. Come si verifica con certezza l’età di un utente al momento dell’iscrizione? I tentativi già in corso in alcuni Paesi – come l’Australia, che sta valutando il divieto per gli under 16 – mostrano quanto sia difficile applicare strumenti di verifica efficaci senza invadere la privacy degli utenti.
In Francia, una legge approvata nel 2023 prevede il consenso dei genitori per i minori di 15 anni che vogliono aprire un account social. Ma il testo non è mai stato attuato, proprio per i dubbi sulla sua compatibilità con la normativa europea e le difficoltà tecniche di verifica.
Il rapporto parlamentare chiede ora che sia Bruxelles a muoversi con decisione, definendo criteri univoci per la tutela dei minori online, anche a costo di introdurre strumenti di identificazione più severi. In parallelo, si propone una vasta campagna nazionale di sensibilizzazione e formazione per famiglie, insegnanti e studenti sui rischi del digitale.
TikTok respinge le accuse: “Sicurezza al centro delle nostre politiche”
Dal canto suo, TikTok continua a difendersi. L’azienda, controllata dal colosso cinese ByteDance, ribadisce che la protezione dei minori è una “priorità assoluta”. I suoi portavoce sottolineano che la piattaforma dispone di strumenti avanzati per la moderazione e che ogni giorno vengono rimosse milioni di violazioni in tutto il mondo.
Eppure, anche all’interno del Parlamento francese, cresce la convinzione che i controlli interni non bastino. «Non possiamo più lasciare la sicurezza dei nostri figli nelle mani di algoritmi opachi e interessi commerciali», ha dichiarato Laure Miller.
La Francia vuole guidare l’Europa nella regolazione dei social
Il rapporto, nelle sue conclusioni, sollecita il governo francese a farsi promotore di una regolamentazione europea più ambiziosa. Un passo che il presidente Emmanuel Macron ha già indicato come prioritario, sostenendo l’idea di una “maggioranza digitale” fissata a 15 anni.
Non si tratta, precisano i membri della commissione, di demonizzare i social media o ignorarne il valore per la creatività e l’espressione personale dei giovani. Ma di riconoscere, con lucidità, che l’ecosistema digitale attuale espone i più vulnerabili a rischi che non possono più essere ignorati.
Con questa iniziativa, la Francia si pone in prima linea in Europa su un tema che coinvolge salute mentale, educazione, giustizia e innovazione tecnologica. E lancia un messaggio chiaro: proteggere l’infanzia nel mondo digitale è una responsabilità collettiva, che non può più essere rimandata.
