Dopo anni di latitanza e un mandato di cattura internazionale pendente, Flavius Savu, cittadino romeno condannato in via definitiva per estorsione aggravata, è stato arrestato a Zurigo, in Svizzera. Il suo nome era già noto alla cronaca per un caso giudiziario che aveva scosso profondamente l’ambiente ecclesiastico della provincia di Pavia: un ricatto sessuale ai danni di don Gregorio Vitali, all’epoca rettore del Santuario della Madonna della Bozzola a Garlasco.
Ma Savu era riemerso anche, più recentemente, nei margini della riapertura investigativa sul delitto di Chiara Poggi, uccisa nel 2007 nella sua abitazione di via Pascoli a Garlasco. Anche se gli elementi a suo carico non hanno mai assunto rilievo penale in relazione all’omicidio, il collegamento tra l’estorsione ai danni del sacerdote e l’inchiesta bis sulla morte della giovane ha alimentato, nel tempo, ipotesi suggestive e illazioni che la Procura di Pavia aveva scelto di approfondire.
Un ricatto a sfondo sessuale nel cuore di Garlasco
I fatti che portarono alla condanna di Flavius Savu risalgono al 2014. Insieme a un complice, Florin Tanasie, anch’egli romeno e irreperibile al momento della condanna, Savu aveva orchestrato un ricatto nei confronti di don Vitali. I due avevano adescato il sacerdote con il preciso intento di filmare incontri a sfondo sessuale, per poi utilizzarli come strumento di estorsione. Le riprese, a quanto emerso dagli atti processuali, non sono mai state rinvenute, ma gli inquirenti hanno ritenuto ampiamente provato il disegno criminoso.
Le richieste estorsive, secondo l’accusa, si erano spinte fino a 250.000 euro, chiesti direttamente alla Diocesi di Vigevano per evitare la diffusione del presunto video. Il tentativo fu bloccato solo grazie a un’operazione dei carabinieri che, nell’autunno 2014, riuscirono a sventare il pagamento e ad avviare l’inchiesta che condusse, nel tempo, alla condanna di entrambi gli autori.
La condanna e la fuga
Nel 2014 il Tribunale di Pavia condannò Savu e Tanasie per estorsione aggravata. Ma quando la sentenza divenne esecutiva, i due erano già scomparsi. Entrambi si erano sottratti alla giustizia facendo perdere le proprie tracce. Un’irreperibilità durata oltre un decennio, fino a oggi, quando la polizia svizzera – su segnalazione delle autorità italiane – ha individuato e arrestato Savu a Zurigo. Dovrà ora scontare la pena di cinque anni di reclusione.
L’arresto è stato confermato da fonti giornalistiche locali, tra cui La Provincia Pavese, che per prima ha dato notizia della cattura.
Il caso Poggi e il presunto “segreto” del santuario
Il nome di Flavius Savu era tornato alla ribalta nei mesi scorsi, quando la Procura di Pavia aveva deciso di acquisire gli atti dell’inchiesta sul ricatto a luci rosse, nel quadro delle nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi. L’ipotesi, mai confermata da evidenze giudiziarie ma rilanciata da alcuni organi di stampa e da esponenti della difesa dell’unico indagato nella nuova inchiesta, Andrea Sempio, suggeriva un possibile collegamento tra Chiara e ciò che sarebbe potuto accadere all’interno del Santuario.
Secondo questa teoria – che rimane nel campo delle ricostruzioni prive di fondamento probatorio – Chiara avrebbe scoperto qualcosa di scomodo legato al Santuario della Bozzola e sarebbe stata uccisa per impedirle di rivelarlo. Lo stesso avvocato Massimo Lovati, legale di Sempio, aveva fatto riferimento pubblicamente a un possibile “segreto” scoperto da Chiara, parlando dell’ipotesi di un delitto commissionato a un sicario.
Nessuno di questi scenari ha finora trovato riscontro nelle indagini ufficiali, ma la Procura – in un’ottica di doverosa completezza – aveva ritenuto opportuno approfondire tutte le piste, anche quelle considerate marginali.
La posizione della Diocesi
Di fronte alla crescente attenzione mediatica, la Diocesi di Vigevano aveva diffuso una nota ufficiale, firmata da don Emilio Pastormerlo, portavoce del vescovo Maurizio Gervasoni, per prendere le distanze da ogni illazione.
“Esprimiamo la decisa volontà di non lasciarci condizionare da indiscrezioni di qualsiasi genere”, si leggeva nel comunicato. “L’unico interesse è quello di salvaguardare le attività spirituali e di preghiera che vengono ospitate nel Santuario della Bozzola”.
La Diocesi aveva inoltre ricordato come, già nel 2014, gli organismi giuridici interni alla Chiesa fossero intervenuti “per gli aspetti di loro competenza”, a conferma della collaborazione istituzionale con la magistratura.
Un caso chiuso, uno ancora aperto
Con l’arresto di Flavius Savu, si chiude definitivamente il capitolo giudiziario relativo all’estorsione ai danni di don Gregorio Vitali. Resta invece ancora aperto il fascicolo sul delitto Poggi, con l’indagato Andrea Sempio, la cui posizione – secondo fonti vicine all’inchiesta – è al vaglio di nuovi approfondimenti tecnici e testimoniali.
L’attenzione resta alta, sia per la caratura del caso sia per la sua lunga e complessa evoluzione. Ma su un punto gli inquirenti sembrano voler mantenere una linea di fermezza: distinguere tra indagini fondate e speculazioni mediatiche, tra accertamenti oggettivi e teorie di suggestione giornalistica.
Nel frattempo, con l’arresto di Savu, la giustizia italiana incassa un risultato importante nella lotta all’impunità per reati gravi e offensivi non solo della legge, ma anche della dignità delle persone coinvolte.
