Un episodio di inaudita gravità si è consumato a Pescara la notte del 13 febbraio scorso. Una ragazza di 17 anni sarebbe stata fatta bere fino a perdere coscienza e successivamente abusata da due fratelli, uno maggiorenne e uno minorenne. Nei confronti di entrambi sono scattate le misure cautelari disposte dalle autorità giudiziarie competenti: il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha ordinato il trasferimento del più giovane in una comunità di recupero, mentre il tribunale di Pescara ha disposto la custodia in carcere per il fratello maggiore.
La ricostruzione degli inquirenti indica che la vittima, dopo aver assunto alcolici in quantità tale da non essere più in grado di opporsi, sarebbe stata costretta a subire rapporti sessuali. La denuncia, raccolta poco dopo i fatti, ha dato il via a un’indagine serrata condotta con la massima cautela, vista la minore età della ragazza coinvolta. Gli elementi raccolti avrebbero portato a ritenere i due fratelli responsabili delle presunte violenze, circostanza che ha convinto i giudici a disporre misure restrittive immediate.
Il reato contestato è tra i più gravi previsti dall’ordinamento. La violenza sessuale di gruppo, regolata dall’articolo 609-octies del codice penale, prevede pene da otto a quattordici anni di reclusione, che possono aggravarsi in presenza di circostanze specifiche, come nel caso in cui la vittima sia minorenne o in condizioni di inferiorità psico-fisica. L’accusa, infatti, sottolinea che la ragazza non fosse in grado di difendersi né di prestare un valido consenso, perché privata di lucidità dall’assunzione di alcol.
La diversa età dei due indagati ha comportato percorsi giudiziari separati. Il fratello minorenne, in base alle norme che regolano la giustizia penale minorile, non è stato destinato al carcere ma a una comunità, luogo che dovrebbe garantire un percorso educativo e rieducativo in attesa del processo. Per il maggiore, invece, è stata applicata la misura più severa della custodia cautelare in carcere, giustificata dalla gravità del reato e dal rischio di reiterazione.
La vicenda, che ha profondamente colpito l’opinione pubblica, riporta al centro del dibattito la questione della tutela delle vittime più fragili e la necessità di un contrasto rigoroso alle violenze di genere. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sull’indagine, sia per tutelare la ragazza sia per non compromettere la raccolta di ulteriori prove e testimonianze.
Il procedimento giudiziario proseguirà nelle prossime settimane con gli interrogatori di garanzia e con la valutazione delle prime risultanze investigative. Sarà compito dei tribunali accertare, al di là di ogni ragionevole dubbio, le responsabilità dei due fratelli, in un quadro che resta delicatissimo e che mette in evidenza ancora una volta la vulnerabilità dei minori di fronte a contesti di abuso e violenza.
