6 Ottobre 2026, martedì
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Don Daniele aggredito in oratorio da un gruppo di minorenni: identificati in quattro, a capo una 17enne

L’episodio è avvenuto a Stradella, in provincia di Pavia. Il sacerdote, colpito con un pugno, non presenterà querela: gli atti saranno comunque trasmessi alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Milano.

Stradella (Pavia) – È una vicenda che scuote nel profondo una comunità intera quella accaduta venerdì sera a Stradella, cittadina dell’Oltrepò Pavese. Un gruppo di adolescenti ha fatto irruzione nell’oratorio parrocchiale, culminando in un’aggressione fisica ai danni di don Daniele Lottari, viceparroco della chiesa locale. L’uomo, 40 anni, è stato spintonato e colpito con un pugno al volto. L’aggressione si è consumata nei locali dell’oratorio, luogo che per definizione dovrebbe rappresentare un rifugio di dialogo, crescita e inclusione per i giovani.

I carabinieri della compagnia di Stradella, immediatamente intervenuti, hanno identificato quattro giovani coinvolti, tutti minorenni, con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni. A capo del gruppo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, vi era una ragazza di 17 anni. Proprio lei avrebbe avuto un ruolo trainante nel comportamento violento del gruppo.

Una reazione che sorprende, un contesto da comprendere
Don Daniele, molto conosciuto e stimato nella zona per il suo impegno con i giovani e nel sociale, ha riportato lesioni lievi. Ma a colpire non è solo la dinamica fisica dell’episodio, bensì l’atteggiamento del sacerdote stesso, che ha scelto di non presentare querela contro i giovani aggressori.

“Si tratta di ragazzi fragili, che hanno bisogno di essere aiutati, non condannati”, ha dichiarato pubblicamente, invitando la cittadinanza a mantenere un atteggiamento costruttivo e accogliente nei confronti dei responsabili. Parole che rivelano la volontà del parroco di mantenere saldo il suo impegno educativo, anche di fronte a un gesto che, per altri, avrebbe potuto giustificare un approccio punitivo.

Conseguenze giudiziarie: atti trasmessi alla Procura per i minorenni
Nonostante l’assenza di una querela formale, le forze dell’ordine hanno comunque proceduto a raccogliere e documentare quanto accaduto. Gli atti relativi all’episodio saranno trasmessi alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Milano, che ora valuterà l’eventuale sussistenza di elementi per proseguire con iniziative giudiziarie d’ufficio.

In mancanza di una denuncia da parte della persona offesa, è però improbabile che vengano adottati provvedimenti penali nei confronti dei quattro adolescenti. La vicenda resta tuttavia sotto osservazione, anche in considerazione del contesto educativo in cui si è svolta.

Un campanello d’allarme sociale
L’aggressione di Stradella non è un caso isolato, ma si inserisce in un quadro nazionale in cui le tensioni giovanili, le dinamiche di gruppo e il disagio adolescenziale trovano sempre più spesso espressione in atti di violenza, anche contro figure istituzionali come educatori, insegnanti e sacerdoti.

Non è da escludere che la baby gang fosse già nota per episodi di disturbo o prevaricazione. Le autorità locali stanno analizzando l’accaduto anche alla luce di eventuali precedenti e dinamiche relazionali all’interno del contesto cittadino.

La risposta della comunità
L’episodio ha avuto un impatto significativo su Stradella, dove l’oratorio rappresenta da sempre un punto di riferimento per centinaia di famiglie. In molti, nelle ore successive all’aggressione, hanno espresso solidarietà a don Daniele, ma anche preoccupazione per il clima che si respira tra alcuni gruppi giovanili.

Le autorità ecclesiastiche della diocesi hanno confermato pieno sostegno al sacerdote e, in parallelo, l’intenzione di rafforzare i progetti di inclusione sociale già attivi sul territorio, promuovendo una riflessione più ampia sul disagio adolescenziale e sulle responsabilità educative di scuola, famiglie e istituzioni.

Un gesto di perdono, ma non di silenzio
Il gesto di don Daniele non è una rinuncia, ma una scelta consapevole. Sceglie la via della comprensione, senza sottrarsi al confronto o all’analisi delle cause. Perché dietro a un pugno, spesso, si nascondono storie di abbandono, solitudine, mancanza di punti di riferimento. E in un contesto come quello dell’oratorio, rinunciare al ruolo punitivo può significare rilanciare con forza la missione educativa.

Resta ora da vedere come la giustizia minorile vorrà procedere, ma la posizione del sacerdote sembra chiara: non una vendetta, ma un’occasione per ripartire, anche da un errore.

Una lezione, forse, anche per il resto del Paese.

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