L’offensiva russa sull’Ucraina non conosce tregua. Nella notte, Kiev è stata nuovamente colpita da un’ondata di droni e missili che ha seminato morte e distruzione. Secondo le autorità ucraine, i russi hanno lanciato 800 droni e 13 missili contro la capitale: uno di questi ha centrato il palazzo del governo, mentre sotto le macerie di un altro edificio sono stati recuperati i corpi di una madre e del figlio di appena due mesi. Il bilancio complessivo è di tre vittime, che si aggiungono a una lunga scia di sangue che da mesi segna la vita dei civili ucraini.
“Mosca sembra più interessata ad aumentare la ferocia dei suoi attacchi che a intraprendere un percorso negoziale per la conclusione delle ostilità”, ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ribadito la vicinanza dell’Italia al popolo ucraino. Una linea di sostegno che si inserisce in un contesto internazionale sempre più determinato a irrigidire la pressione su Vladimir Putin.
Da Washington arriva infatti una proposta senza precedenti. Il segretario al Tesoro, Jesse Bessent, ha annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a “far crollare l’economia russa”, invitando l’Unione Europea ad allinearsi con misure più incisive. Nel mirino, in particolare, ci sarebbero le cosiddette sanzioni secondarie, volte a colpire non solo le aziende russe ma anche quelle di Paesi terzi che continuano a fare affari con Mosca. Una strategia che, nelle intenzioni dell’amministrazione americana, dovrebbe spezzare le catene di approvvigionamento che ancora alimentano l’industria bellica del Cremlino.
A rafforzare il messaggio è arrivata anche la voce dell’ex presidente Donald Trump, che in campagna elettorale ha scelto di ribadire la sua linea dura: “Sono pronto a imporre nuove sanzioni”, ha detto, lasciando intendere che la questione ucraina sarà un punto centrale della sua agenda internazionale.
Il messaggio congiunto che arriva dagli Stati Uniti e dai principali alleati europei è chiaro: nessun passo indietro davanti all’escalation militare russa. Sul campo, però, la guerra continua a mostrare il suo volto più crudele. Le immagini delle macerie a Kiev, con i vigili del fuoco e i soccorritori al lavoro tra palazzi sventrati e famiglie distrutte, raccontano la distanza siderale tra la retorica diplomatica e la realtà di un conflitto che sembra non avvicinarsi alla sua conclusione.
