Roma – È un giudizio severo e articolato quello espresso da Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico ed ex viceministro dell’Economia, sulle recenti dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Una valutazione che va ben oltre le battute politiche di giornata e si traduce in un atto d’accusa preciso contro la linea economica del governo Meloni e, più in generale, sulla direzione che sta prendendo la prossima manovra di bilancio.
“Le parole del ministro Giorgetti – afferma Misiani – hanno avuto almeno il merito di riportare alla realtà personaggi come Matteo Salvini, che continua a vendere illusioni su riforme fiscali e previdenziali assolutamente irrealizzabili”. Ma è sul contenuto strutturale delle affermazioni del titolare del Tesoro che il senatore dem esprime le sue maggiori preoccupazioni.
L’aumento delle spese militari, deciso in ambito NATO e accettato “senza fiatare” dal governo italiano, rischia infatti di assorbire ampie porzioni del bilancio statale, comprimendo drasticamente gli spazi disponibili per politiche pubbliche considerate essenziali: spesa sociale, investimenti pubblici, sostegno al sistema produttivo. “Non è affatto escluso – sostiene Misiani – che proprio l’incremento insostenibile delle spese militari finisca per compromettere altre voci strategiche della spesa pubblica”.
Un quadro che si innesta su una tendenza già critica, secondo l’analisi del senatore: “Negli ultimi anni, la riduzione del deficit è stata pagata a caro prezzo. La pressione fiscale ha raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni. I contribuenti IRPEF hanno visto sottrarsi oltre venti miliardi di euro a causa del drenaggio fiscale, mentre settori fondamentali come sanità e istruzione si sono attestati su livelli di spesa ben al di sotto della media dei grandi paesi avanzati”.
La stoccata è anche contro la legge di bilancio 2025, che secondo il parlamentare democratico “ha tagliato in modo drastico le risorse destinate alle politiche industriali”. Solo grazie agli investimenti attivati attraverso il PNRR – osserva Misiani – l’Italia è riuscita finora a evitare l’ingresso formale in recessione, ma la situazione resta fragile e il margine di manovra si riduce giorno dopo giorno.
Il senatore allarga poi lo sguardo oltre i confini nazionali, evocando il contesto internazionale come ulteriore fattore di rischio per l’economia italiana. “Le politiche protezionistiche varate da Trump stanno già provocando danni enormi alle nostre esportazioni e al PIL. Ci attendono miliardi di euro di perdite e la cancellazione di decine di migliaia di posti di lavoro”.
In questo scenario già complesso e instabile, l’aumento pianificato delle spese militari – secondo Misiani – appare fuori scala: “Parliamo di una crescita enorme, distribuita su dieci anni, definita su base nazionale e del tutto sganciata da qualsiasi reale passo avanti verso una difesa europea. Il risultato sarà un’ulteriore erosione degli spazi di bilancio disponibili per politiche pubbliche fondamentali”.
La critica si fa più dura nella conclusione: “Questa è la realtà dei fatti, al di là della fiera delle promesse a cui abbiamo assistito per tutta l’estate. Le parole di Giorgetti, pur filtrate e prudenti, non fanno che confermare un’impostazione preoccupante: si continua a tagliare dove non si dovrebbe, mentre si spende senza visione strategica su ciò che non è urgente né prioritario”.
Il messaggio è chiaro: secondo il Partito Democratico, la prossima legge di bilancio si prepara a replicare le scelte già contestate nella finanziaria dell’anno precedente, accentuando uno sbilanciamento pericoloso tra esigenze militari e bisogni sociali, tra rigore finanziario e investimenti per il futuro. Con un governo che – nell’analisi dell’opposizione – appare sempre più incapace di definire una rotta autonoma in politica economica e internazionale.
