Si chiude con un verdetto denso di significati l’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Il Leone d’oro per il miglior film è andato a Jim Jarmusch, maestro indipendente del cinema americano, che con Father Mother Sister Brother ha convinto la giuria guidata da Isabel Coixet. Un riconoscimento che riafferma lo sguardo poetico e radicale del regista, già in passato protagonista al Lido.
Alle sue spalle, come da pronostico, The Voice of Hind Rajab, intenso dramma ispirato a una vicenda reale in Palestina, che ha conquistato il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria. Il Premio speciale della Giuria è stato assegnato invece a Gianfranco Rosi per Sotto le nuvole, opera nata da tre anni di lavoro ai Campi Flegrei. Nel suo discorso, Rosi ha ricordato la forza del documentario come linguaggio di resistenza e testimonianza: «Considero il documentario cinema. Questa Mostra ne ha ospitati 15, avamposti che raccontano anche le atrocità del mondo. Dedico questo premio a tutte le persone che sono nel film».
Servillo e Xin Zhilei, Coppa Volpi ai grandi interpreti
L’Italia ha brillato anche sul fronte della recitazione. Toni Servillo ha conquistato la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile grazie a La Grazia di Paolo Sorrentino, film d’apertura del festival. Nel suo ringraziamento l’attore ha intrecciato arte e impegno civile: «Consentitemi di esprimere ammirazione per chi ha trovato il coraggio di mettersi in mare per portare un segno di umanità in Palestina, terra dove la dignità umana è quotidianamente vilipesa».
La Coppa Volpi femminile è andata invece all’attrice cinese Xin Zhilei, protagonista di Ri Gua Zhong Tian (The Sun Rises On Us All) di Cai Shangjun, mentre il Premio per la migliore sceneggiatura ha incoronato la coppia francese Valerie Donzelli e Gilles Marchand per À pied d’œuvre (At Work), ispirato a una storia vera. Il Leone d’argento per la regia ha premiato Benny Safdie per The Smashing Machine, biopic dedicato al campione di MMA Mark Kerr.
Nuovi talenti e premi speciali
La giuria del Leone del Futuro – Premio Opera Prima Luigi De Laurentiis, presieduta da Charlotte Wells, ha scelto Short Summer di Nastia Korkia, opera segnata dalla memoria del conflitto in Ucraina. Il riconoscimento, accompagnato da due assegni da 50mila dollari ciascuno, è stato consegnato da Mara Venier.
Il Premio Marcello Mastroianni come miglior interprete emergente è andato a Luna Wedler per Silent Friend di Ildiko Enyedi.
Un momento di grande emozione ha attraversato la Sala Grande quando il pubblico si è alzato in piedi per ricordare Giorgio Armani, scomparso pochi giorni fa, al momento della consegna del Premio degli Spettatori Armani Beauty. «Armani è stato orgoglio italiano nel mondo e amico sincero della Mostra» ha detto Emanuela Fanelli. Il premio è stato assegnato a Calle Malaga della regista Maryam Touzani.
La vitalità di Orizzonti
Nella sezione Orizzonti, presieduta da Julia Ducournau, l’Italia ha raccolto nuovi riconoscimenti. Benedetta Porcaroli ha vinto per Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, dedicando il premio «agli amici della Flotilla» e invocando umanità. Giacomo Covi si è imposto con Un anno di scuola di Laura Samani.
Il premio per il miglior film è andato al messicano David Pablos con En el camino, road movie che unisce realismo e ricerca identitaria, vincitore anche del Queer Lion Award. Miglior regia alla regista indiana Anuparna Roy per Songs of Forgotten Trees, che ha richiamato nel suo discorso la tragedia palestinese: «Tutti i bambini devono vivere in pace, la Palestina non può essere un’eccezione».
Premiato anche il giapponese Akio Fujimoto con Harà Watan (Lost land), opera che conferma la sensibilità della sezione per le nuove voci del cinema mondiale.
Un’edizione segnata da cinema e coscienza
La 82ª Mostra del Cinema di Venezia ha mostrato, ancora una volta, la capacità unica del Lido di coniugare talento, impegno civile e pluralità di linguaggi. Dai maestri consacrati come Jarmusch e Rosi ai giovani autori di Orizzonti, il festival ha ribadito che il cinema rimane strumento di testimonianza, di memoria e di resistenza culturale.
Un palmarès che porta con sé la vitalità del cinema italiano e la consapevolezza, sempre più evidente, che le grandi opere non solo raccontano storie, ma dialogano con la complessità del presente.
