8 Luglio 2026, mercoledì
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Rifiuti organici abbandonati e fumi tossici nella Piana di Gioia Tauro: sequestrata azienda, due indagati

Decine di cittadini avevano segnalato odori nauseabondi e aria irrespirabile. L’intervento dei Carabinieri porta alla luce un traffico illecito di compost non trattato e combustioni abusive. Indagini in corso per valutare i danni ambientali.

Gioia Tauro (RC) – Una lunga scia di segnalazioni, giunte da residenti e agricoltori esasperati da miasmi persistenti e fumi acre, ha acceso i riflettori su una grave situazione ambientale nella piana di Gioia Tauro. La svolta è arrivata grazie all’azione coordinata dei Carabinieri della Stazione di Gioia Tauro e del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Reggio Calabria, che ha portato alla scoperta di un vasto deposito abusivo di rifiuti organici nel territorio comunale di Seminara.

All’interno di un terreno riconducibile a un’azienda locale operante nel settore dello smaltimento rifiuti, i militari hanno rinvenuto circa 70 tonnellate di materiale organico non trattato, abbandonato in cumuli maleodoranti e, in parte, già sottoposto a combustione illecita. Due i titolari dell’attività deferiti in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria, con l’accusa di deposito incontrollato di rifiuti e combustione illecita di rifiuti speciali di natura organica.

Una gestione fuori legge

Secondo quanto emerso dai primi riscontri, l’azienda avrebbe operato in palese violazione delle norme ambientali e sanitarie. I rifiuti organici raccolti non venivano sottoposti al necessario processo di fermentazione aerobica, indispensabile per trasformarli in compost conforme alla normativa vigente. Al contrario, venivano accatastati senza alcun controllo, lasciati maturare in modo incontrollato o, peggio, in parte bruciati all’aperto.

La condotta contestata ai due imprenditori non si limita al semplice stoccaggio abusivo. Gli scarti, nonostante fossero ancora in fase di decomposizione e quindi potenzialmente pericolosi, sarebbero stati commercializzati come fertilizzante biologico, venduti a ignari agricoltori del comprensorio. In realtà, il prodotto distribuito non era altro che un compost incompleto e instabile, in grado di rilasciare odori sgradevoli e sostanze volatili nocive, con possibili ripercussioni sulla salubrità dei terreni coltivati e sulla sicurezza alimentare.

I rischi per l’ambiente e la salute pubblica

L’inchiesta ha fatto emergere un quadro preoccupante dal punto di vista ambientale. L’aria resa irrespirabile dai fumi provenienti dai cumuli in fermentazione e dai residui bruciati ha spinto numerosi residenti a rivolgersi alle autorità per denunciare una situazione non più tollerabile, peggiorata nei giorni di vento.

Oltre al danno ambientale, si profilano rischi sanitari non trascurabili. I materiali organici non trattati, specialmente se sottoposti a combustione irregolare, possono rilasciare nell’atmosfera composti volatili altamente irritanti, tra cui ammoniaca, idrogeno solforato, metano e, nei casi peggiori, diossine. La loro dispersione nell’aria può comportare conseguenze gravi, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione, come bambini, anziani e soggetti con patologie respiratorie.

Sequestro e bonifica

L’intera area aziendale è stata sottoposta a sequestro preventivo. Durante le operazioni di sopralluogo, i Carabinieri e i tecnici del NOE hanno documentato la presenza di cumuli di rifiuti organici in avanzato stato di decomposizione e tracce inequivocabili di roghi pregressi. In stretta collaborazione con i Vigili del Fuoco, è stata avviata una complessa operazione di bonifica, durata oltre una settimana, necessaria per contenere le esalazioni e ridurre il rischio di nuovi focolai.

Il sito è stato messo in sicurezza, ma l’attenzione resta alta. Sono tuttora in corso accertamenti tecnici specifici per valutare l’impatto ambientale delle attività illecite e ricostruire l’intera filiera della distribuzione del compost irregolare. I controlli interesseranno anche le aziende agricole che, inconsapevolmente, potrebbero aver utilizzato materiale non conforme.

Una vicenda ancora aperta

Il procedimento penale è ancora in fase preliminare. Gli indagati, in ossequio al principio costituzionale di presunzione di innocenza, devono essere considerati non colpevoli fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Tuttavia, l’intervento delle forze dell’ordine rappresenta un segnale chiaro: la tutela dell’ambiente e della salute pubblica non può essere sacrificata sull’altare dell’irregolarità e del profitto a basso costo. In un’area agricola strategica come quella di Gioia Tauro, la vigilanza sulle pratiche di smaltimento e sulla qualità dei fertilizzanti utilizzati in campo è più che mai cruciale.

Il caso di Seminara, con il suo carico di odori nauseabondi, fumi sospetti e compost fuori norma, rischia di essere solo la punta di un iceberg. Ma è anche il punto da cui può ripartire una riflessione più ampia sull’urgenza di rafforzare i controlli ambientali, sulla tracciabilità dei rifiuti e sul valore, non negoziabile, della legalità nelle attività economiche connesse alla terra.

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