22 Settembre 2026, martedì
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L’Europarlamento verso il primo voto su Gaza: svolta attesa dopo mesi di stallo

La plenaria di Strasburgo dovrebbe esprimersi la prossima settimana su una risoluzione condivisa tra Socialisti, Liberali e Popolari. Al centro: crisi umanitaria, rilascio degli ostaggi e soluzione a due Stati. Finora, solo dibattiti: ora l’Unione cerca una voce unitaria

STRASBURGO – Dopo mesi di silenzio formale e dibattiti senza conseguenze concrete, il Parlamento europeo si prepara, per la prima volta dall’inizio della guerra a Gaza, a votare una risoluzione ufficiale sulla crisi in corso. La prossima settimana, durante la sessione plenaria a Strasburgo, l’Aula dovrebbe finalmente calendarizzare un voto su un testo condiviso che tocchi i principali nodi del conflitto in Medio Oriente, a partire dalla crisi umanitaria nella Striscia, il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas e la riaffermazione della soluzione dei due Stati come unico orizzonte politico per la pace tra Israele e Palestina.

L’accordo, secondo quanto trapela da fonti parlamentari, è stato raggiunto tra i tre principali gruppi che compongono la maggioranza europea: Socialisti e Democratici (S&D), Renew Europe (Liberali) e Partito Popolare Europeo (PPE). Un’intesa che fino ad ora era sfuggita, ostacolata dalle divisioni interne ai partiti e dalla difficoltà di trovare un linguaggio comune su una questione tanto delicata quanto divisiva.

La lunga attesa di una posizione ufficiale

Da ottobre 2023, quando è riesploso il conflitto con l’attacco di Hamas contro Israele e la conseguente risposta militare israeliana su Gaza, il Parlamento europeo ha organizzato diversi dibattiti, alcuni dei quali anche accesi e molto partecipati. Tuttavia, non è mai riuscito ad approvare una risoluzione comune, uno strumento politico che, pur non vincolante, rappresenta il più alto grado di espressione ufficiale dell’Eurocamera.

La ragione principale del blocco è stata l’assenza di una convergenza tra i principali gruppi politici, divisi sul tono da adottare nei confronti di Israele, sulle responsabilità delle parti in conflitto, sull’equilibrio tra sicurezza e diritti umani e sulla definizione stessa di priorità nella risoluzione. Tutti elementi che hanno reso il Parlamento europeo una delle poche istituzioni dell’Unione a non aver ancora assunto una posizione formale sulla guerra.

La Commissione europea, al contrario, ha espresso fin da subito la propria linea: sostegno al diritto di Israele a difendersi, preoccupazione per le conseguenze umanitarie sui civili palestinesi, e appelli – seppur generici – alla de-escalation. Il Consiglio, che riunisce i governi dei 27 Stati membri, ha oscillato tra dichiarazioni di principio e iniziative bilaterali, senza però mai imporre una linea comune vincolante per tutti i Paesi.

Una risoluzione dal profilo equilibrato, ma ancora aperto

Il testo che dovrebbe essere sottoposto al voto non è ancora stato pubblicato in forma definitiva, ma le indiscrezioni raccolte a Bruxelles indicano un titolo condiviso incentrato su tre concetti chiave: il riconoscimento della gravissima crisi umanitaria in corso a Gaza, la richiesta del rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas e l’urgenza di riprendere un processo politico credibile verso la soluzione dei due Stati, riconosciuta come l’unico percorso in grado di garantire una pace duratura e sostenibile.

Il linguaggio scelto dovrebbe essere bilanciato, frutto di settimane di mediazioni tra posizioni molto distanti. Il gruppo socialista ha insistito affinché si includesse un chiaro riferimento alle violazioni dei diritti umani e al rispetto del diritto internazionale, mentre il PPE ha richiesto un’enfasi più marcata sulla condanna del terrorismo di Hamas e sulla sicurezza dello Stato di Israele. Renew ha svolto un ruolo di mediazione, cercando un testo che potesse rappresentare la pluralità delle sensibilità presenti nell’Eurocamera.

Un atto simbolico dal valore politico rilevante

Sebbene priva di potere esecutivo, una risoluzione del Parlamento europeo rappresenta un gesto politico di forte impatto simbolico, soprattutto in un momento in cui il conflitto a Gaza continua a produrre vittime, tensioni e instabilità. Dopo mesi di escalation, con un bilancio che secondo fonti palestinesi ha superato i trentamila morti nella Striscia e centinaia di ostaggi ancora dispersi o in mano a gruppi armati, l’Europa si interroga sul suo ruolo diplomatico, strategico e morale.

Una posizione unitaria del Parlamento arriverebbe in un momento di crescente pressione internazionale, con le Nazioni Unite, numerosi governi arabi e perfino settori dell’amministrazione statunitense che chiedono a Israele maggiore moderazione e una visione politica di lungo termine, e allo stesso tempo condannano l’uso cinico degli ostaggi da parte di Hamas come leva negoziale e scudo umano.

Le divisioni restano, ma la mediazione tiene

Nonostante l’accordo sui principi generali, non mancano i malumori e le tensioni. All’interno dei gruppi parlamentari continuano a emergere divergenze di vedute: alcuni eurodeputati, in particolare tra i Verdi, la Sinistra e una parte dei Socialisti, chiedono una condanna più netta dell’operazione militare israeliana e un cessate il fuoco immediato, mentre settori più conservatori del PPE e dell’estrema destra sottolineano la priorità della lotta al terrorismo e la legittimità della difesa israeliana.

Proprio per tenere unita la maggioranza, il testo dovrebbe evitare formulazioni troppo nette o squilibrate. Il compromesso trovato rappresenta un punto di partenza minimo, ma necessario, per superare lo stallo e mostrare che il Parlamento europeo è in grado di parlare con una voce unitaria anche su temi di politica estera particolarmente sensibili.

Verso un nuovo ruolo dell’Europa nel conflitto?

La decisione di procedere al voto arriva mentre l’Unione Europea tenta di recuperare un ruolo più visibile nella gestione delle crisi internazionali. Negli ultimi mesi, la diplomazia europea ha moltiplicato i contatti con i Paesi arabi moderati, con Israele e con le autorità palestinesi, cercando di posizionarsi come interlocutore credibile in vista di una futura ricostruzione di Gaza e di un possibile rilancio negoziale.

In questo contesto, il Parlamento europeo potrebbe rappresentare un pungolo per le altre istituzioni dell’Unione, spingendole ad assumere posizioni più chiare e coerenti, e a mettere al centro della propria azione esterna la tutela dei diritti umani, la legalità internazionale e la promozione della pace.

Il voto atteso a Strasburgo la prossima settimana non chiuderà certo il dibattito, né modificherà gli equilibri sul campo. Ma segnerà un passaggio politico importante per l’Unione Europea, che finora è apparsa timida, frammentata e spesso in ritardo nel leggere la complessità della crisi israelo-palestinese. Esprimere una posizione comune su Gaza, pur tra mille cautele, significa tentare di restituire all’Europa una voce autonoma e responsabile in un conflitto che continua a scuotere il Mediterraneo e la coscienza internazionale.

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