22 Settembre 2026, martedì
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Infortuni sul lavoro in calo, ma non per tutti: scendono solo tra gli uomini

Nei primi sette mesi del 2025, le denunce complessive all’Inail registrano una lieve flessione dell’1,2%. I decessi calano dello 0,7%, ma i dati confermano un aumento degli incidenti tra le donne e tra i lavoratori stranieri.

Nel complesso, il lavoro in Italia si fa leggermente meno pericoloso, ma il miglioramento non è per tutti. I dati diffusi dall’Inail relativi ai primi sette mesi del 2025 registrano una lieve diminuzione delle denunce di infortuni sul lavoro, pari all’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. In termini assoluti, si tratta di una notizia positiva, ma il quadro che emerge dall’analisi disaggregata è più complesso e segnala una divergenza marcata tra uomini e donne, oltre che tra lavoratori italiani e stranieri.

Il numero complessivo delle denunce, tra gennaio e luglio 2025, mostra un arretramento: si passa da 247.389 casi registrati nei primi sette mesi del 2024 a 244.495 nello stesso periodo del 2025. Tuttavia, il calo è trainato esclusivamente dalla componente maschile della forza lavoro, con una flessione del 2,1% (da 170.071 a 166.522 denunce). Al contrario, tra le lavoratrici si rileva un lieve ma significativo aumento degli infortuni denunciati, +0,8%, passando da 77.318 a 77.973 casi.

Uomini più sicuri, donne più esposte: un segnale da non ignorare

La contrazione degli infortuni tra gli uomini potrebbe essere legata a una molteplicità di fattori, tra cui una maggiore attenzione alla sicurezza nei settori tradizionalmente a prevalenza maschile — come l’industria, l’edilizia e la logistica — oppure a un cambiamento nella composizione occupazionale che ha spostato parte del lavoro maschile verso mansioni meno esposte al rischio fisico.

Al contrario, l’aumento tra le donne solleva interrogativi rilevanti, soprattutto considerando che molte professioni ad alta presenza femminile, come l’assistenza sanitaria, i servizi alla persona e il lavoro d’ufficio, non sono storicamente ritenute tra le più pericolose, ma possono nascondere rischi meno visibili, legati a ritmi intensi, posture scorrette o stress da sovraccarico. Il dato suggerisce la necessità di una lettura più attenta del concetto di “sicurezza”, che non si limiti al solo infortunio traumatico ma abbracci anche gli aspetti ergonomici e psico-fisici del lavoro.

Meno incidenti per gli italiani, in crescita tra gli stranieri

La seconda linea di frattura che emerge dai dati Inail riguarda la nazionalità. Le denunce di infortunio da parte dei lavoratori italiani sono in calo del 2,1%, in linea con il dato generale, ma quelle presentate dai lavoratori stranieri mostrano un’inversione di tendenza, con un incremento dell’1,8%.

Questa differenza non è nuova, ma resta preoccupante. Gli stranieri sono spesso impiegati in mansioni più faticose, meno tutelate o con livelli di formazione e informazione inferiori in materia di sicurezza sul lavoro. Il dato evidenzia una fragilità sistemica all’interno del mercato occupazionale, che vede ancora troppi lavoratori stranieri esposti a rischi elevati, spesso in contesti dove il rispetto delle norme di prevenzione è lacunoso o insufficiente.

In calo anche i decessi, ma la guardia resta alta

Oltre agli infortuni, l’Inail rileva una leggera diminuzione anche per quanto riguarda i decessi sul lavoro, passati da 569 a 565 nei primi sette mesi dell’anno, con una flessione dello 0,7%. Si tratta di una variazione minima, che purtroppo non modifica in modo sostanziale l’andamento strutturale di una tragedia che continua a colpire centinaia di famiglie ogni anno.

Il calo, seppur contenuto, va accolto come un risultato da consolidare, e non come un punto di arrivo. Le morti sul lavoro restano uno dei più gravi fallimenti del nostro sistema produttivo e sociale. La loro riduzione non può essere affidata solo a oscillazioni statistiche, ma richiede investimenti sistematici e controlli puntuali, oltre a un rinnovato patto di responsabilità tra istituzioni, imprese e lavoratori.

Un bilancio a luci e ombre

Il bilancio dell’Inail per i primi sette mesi del 2025 presenta dunque un quadro a doppia lettura. La diminuzione generale delle denunce e dei decessi è un segnale incoraggiante, ma le diseguaglianze di genere e di nazionalità che emergono con chiarezza nei dati suggeriscono che la sicurezza sul lavoro in Italia continua ad avere una geografia diseguale.

Le politiche di prevenzione dovranno necessariamente farsi più mirate e inclusive. Serve una maggiore attenzione ai contesti lavorativi femminili, spesso trascurati nelle strategie di tutela, e una risposta decisa alle condizioni di vulnerabilità che colpiscono i lavoratori stranieri, spesso relegati ai margini dei sistemi di protezione.

Il lavoro, per essere davvero sicuro, deve esserlo per tutti, senza distinzioni di genere, provenienza o mansione. I numeri dell’Inail ci ricordano che siamo sulla strada giusta, ma il traguardo è ancora lontano.

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