8 Luglio 2026, mercoledì
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Tragedia sul lavoro a Loano: muore un operaio cadendo dal tetto di una palazzina

L’uomo, 42 anni, stava effettuando interventi di manutenzione. Ferito anche un collega. Indagini affidate a Carabinieri e Nucleo PSL. Si riaccende il dibattito sulla sicurezza nei cantieri

Loano (Savona) – Ancora una morte bianca, ancora un nome che si aggiunge alla lista delle vittime sul lavoro in Italia. È accaduto nella tarda mattinata di oggi, a Loano, cittadina costiera del savonese. Un operaio di 42 anni è morto precipitando dal tetto di una palazzina durante un intervento di manutenzione. L’uomo, dipendente di una ditta privata, stava lavorando insieme a un collega alla sistemazione della copertura di un edificio residenziale quando, per cause ancora in fase di accertamento, ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto da un’altezza di diversi metri.

I soccorsi sono stati immediati: sul posto sono giunti gli operatori del 118, ma nonostante i tentativi di rianimazione, per l’operaio non c’è stato nulla da fare. Il decesso è stato constatato sul luogo dell’incidente.

Il collega, anch’egli coinvolto nell’accaduto, è rimasto ferito in modo non grave: è stato stabilizzato e trasportato in ambulanza all’ospedale di Pietra Ligure. Le sue condizioni non destano preoccupazione, ma sarà ascoltato nei prossimi giorni come testimone chiave per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

L’indagine: accertamenti su sicurezza e misure di protezione

L’area è stata transennata e messa sotto sequestro. Sul luogo della tragedia sono intervenuti i carabinieri e gli ispettori del Nucleo di prevenzione e sicurezza sul lavoro (PSAL) dell’ASL 2 Savonese, che hanno avviato immediatamente i rilievi tecnici. La prima questione al centro dell’indagine riguarda l’utilizzo (o la mancanza) dei dispositivi di protezione individuale: imbracature, parapetti temporanei, linee vita, tutti elementi che – secondo la normativa vigente – devono essere obbligatoriamente presenti in qualsiasi intervento su coperture a rischio caduta.

Non è ancora chiaro se il lavoratore fosse o meno imbragato. I magistrati della Procura di Savona, informati dell’accaduto, hanno aperto un fascicolo per verificare eventuali responsabilità, sia della ditta esecutrice dei lavori, sia del committente.

Anche la posizione contrattuale del lavoratore sarà oggetto di verifiche: regolare assunzione, formazione obbligatoria sulla sicurezza, idoneità alla mansione, visite mediche periodiche e sorveglianza sanitaria. Elementi che, nel sistema dei controlli, sono spesso lasciati in ombra o espletati solo formalmente.

Un Paese che continua a morire di lavoro

Il caso di Loano, purtroppo, non è un’eccezione, ma l’ennesimo episodio di una tragedia sistemica. Secondo i dati più recenti dell’INAIL, nei primi otto mesi del 2025 si contano oltre 500 morti sul lavoro, con una frequenza che resta drammaticamente stabile rispetto agli anni precedenti. Il settore edile si conferma tra i più colpiti: cantieri temporanei, lavori in quota, appalti a cascata, microditte e manodopera spesso frammentata rendono difficile la piena applicazione delle norme di prevenzione.

Nonostante un impianto normativo tra i più avanzati in Europa – basti citare il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/2008) – la distanza tra la teoria delle leggi e la pratica nei cantieri rimane enorme. I controlli degli ispettori, pur presenti, non riescono a coprire l’intero territorio nazionale, e spesso avvengono dopo gli incidenti, non prima.

A farne le spese sono, come sempre, i lavoratori: operai che salgono su tetti e impalcature per salari modesti, spesso senza formazione adeguata, esposti a rischi enormi. In questo contesto, anche un errore banale – una cinghia slacciata, un passo falso, una superficie instabile – può trasformarsi in tragedia irreversibile.

Le reazioni: cordoglio e richieste di verità

In città il dolore è palpabile. L’operaio deceduto, residente nella provincia di Savona, era conosciuto nel settore e aveva già lavorato su altri cantieri in zona. Non era alla prima esperienza, secondo quanto riferito da alcuni colleghi.

Non appena si è diffusa la notizia, i sindacati confederali hanno espresso cordoglio e rinnovato l’appello a potenziare i controlli, chiedendo anche la piena applicazione delle misure previste nel Protocollo nazionale per la sicurezza nei cantieri. “Non possiamo più accettare che la sicurezza sia considerata un costo da tagliare o una formalità da aggirare – ha dichiarato il segretario della Fillea Cgil Liguria – ogni incidente mortale è una sconfitta per il sistema-Paese”.

Anche il presidente della Regione Liguria, interpellato sull’accaduto, ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima e ha chiesto “una verifica urgente delle condizioni di sicurezza nei cantieri attivi sul territorio”.

Un futuro ancora lontano dalla cultura della prevenzione

L’incidente di Loano rappresenta l’ennesimo grido d’allarme che non può restare inascoltato. L’Italia continua a perdere lavoratori in circostanze che – nella maggior parte dei casi – sono evitabili. La prevenzione, se applicata in modo sistemico, funziona. I numeri lo dimostrano: nei contesti in cui formazione, dispositivi di protezione, vigilanza e responsabilità sono al centro del modello aziendale, gli infortuni crollano.

Ma il lavoro sicuro richiede investimenti, cultura, volontà politica e aziendale, non slogan. L’illusione che basti una norma scritta o un cartello appeso in cantiere è stata smentita troppe volte. Serve un cambio di paradigma, che metta al centro non solo la produttività, ma la tutela integrale della persona.

Perché morire sul lavoro, nel 2025, non è mai una fatalità. È sempre una colpa collettiva.

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