Un nuovo episodio di violenza di matrice camorristica scuote il territorio della provincia di Napoli. A Gragnano, nella serata di ieri, un uomo di 35 anni, Alfonso Cesarano, è stato assassinato in un agguato mortale. Secondo le prime ricostruzioni, la vittima sarebbe stata raggiunta da almeno cinque colpi d’arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata, senza lasciargli scampo.
Cesarano, il cui nome era già emerso nelle cronache giudiziarie locali e che gli investigatori ritengono legato al clan Di Martino, attivo nell’area dei Monti Lattari, sarebbe stato colto di sorpresa dai sicari. La dinamica lascia pochi dubbi sulla natura dell’omicidio, che porta i segni di un’azione pianificata con precisione e messa in atto da un commando con modalità tipiche delle vendette o dei regolamenti di conti interni alla criminalità organizzata.
Sul luogo dell’agguato sono intervenuti i carabinieri, che hanno immediatamente avviato i rilievi tecnici e disposto i primi accertamenti investigativi. Gli inquirenti stanno passando al setaccio la vita della vittima, i suoi rapporti e le ultime frequentazioni, nella convinzione che la chiave per risalire al movente e agli esecutori vada ricercata negli equilibri e nei contrasti che da tempo attraversano le organizzazioni criminali dell’area stabiese e sorrentina.
Il clan Di Martino, cui Cesarano sarebbe stato vicino, è da anni protagonista di una storica contrapposizione con i rivali Afeltra-Di Martino e con altri gruppi della zona, per il controllo delle attività illecite e delle rotte del narcotraffico che dai Monti Lattari si spingono fino a Napoli e alla penisola sorrentina. La vittima, secondo gli investigatori, potrebbe essere stata coinvolta a pieno titolo in queste dinamiche di potere, rendendosi così bersaglio di un’azione dimostrativa destinata a riaffermare gerarchie e confini all’interno del tessuto criminale locale.
Il fascicolo è ora nelle mani della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che coordina le indagini. Non si esclude che l’omicidio possa avere ripercussioni sugli equilibri interni alle cosche della zona, con il rischio di innescare una nuova spirale di violenza.
Gli inquirenti lavorano anche su un’altra pista: verificare se l’esecuzione sia frutto di un contesto più ampio di rivalità e se la vittima potesse custodire informazioni delicate o aver assunto iniziative che avrebbero provocato ritorsioni. Gli investigatori hanno acquisito immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e raccolto le prime testimonianze, anche se – come spesso accade in scenari ad alta densità mafiosa – la collaborazione dei residenti appare scarsa e condizionata dalla paura.
L’agguato di Gragnano riporta drammaticamente al centro dell’attenzione la pervasività della camorra nell’area stabiese, un territorio strategico non solo per i traffici di droga ma anche per la gestione degli appalti, dell’edilizia e delle attività commerciali, in un intreccio tra economia legale e illegale che continua a rappresentare una delle sfide principali per lo Stato.
La comunità locale, scossa da un nuovo fatto di sangue, si interroga sul rischio di un’escalation che potrebbe riportare la città e i comuni vicini in una stagione di omicidi e intimidazioni già tristemente nota negli anni passati.
