14 Ottobre 2026, mercoledì
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Trump annuncia una nuova stretta sui visti: nel mirino studenti e giornalisti stranieri

L’amministrazione americana introduce nuove regole sui tempi di permanenza per chi entra negli Stati Uniti con visti di studio o stampa. Obiettivo dichiarato: rafforzare la sicurezza nazionale. Critiche da università e associazioni per la libertà di stampa

L’amministrazione Trump torna a intervenire sul fronte immigrazione, questa volta con una mossa che tocca due categorie centrali nel panorama internazionale degli scambi culturali e dell’informazione: gli studenti stranieri e i giornalisti. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha annunciato una serie di nuove regole che riducono sensibilmente la durata consentita della permanenza nel Paese per chi arriva con visti legati allo studio o alla professione giornalistica.

Secondo quanto comunicato ufficialmente, la riforma punta a “rafforzare la sicurezza nazionale e l’integrità del sistema dei visti”, introducendo limiti temporali più rigidi per gli ingressi classificati sotto le categorie F (studenti) e I (media stranieri). In particolare, il sistema attualmente in vigore – che consente una permanenza indefinita fintanto che il visto resta valido e si rispettano le condizioni previste – sarà sostituito da un calendario più stringente e predeterminato, con durate massime fissate a priori.

Per gli studenti internazionali, questo significa che il periodo di permanenza sarà vincolato alla durata effettiva del corso di studi, ma con un tetto massimo (generalmente di quattro anni, ridotto a due per alcuni Paesi considerati “a rischio” o in base al tipo di istituto frequentato). Trascorso quel termine, sarà necessario fare richiesta di estensione, con procedure che promettono di essere più complesse rispetto al passato. Una misura che, secondo il Dipartimento, mira a contrastare eventuali abusi del visto studentesco come modalità d’ingresso mascherata per rimanere negli USA a tempo indefinito.

Più netta la stretta per i giornalisti stranieri accreditati: il visto I, finora rinnovabile senza limiti finché il corrispondente manteneva il proprio status professionale, sarà sottoposto a durate prestabilite e più rigide verifiche. Anche in questo caso, saranno previste scadenze e controlli periodici che potranno portare a una non proroga o alla richiesta di uscita dal Paese. Ufficialmente, l’obiettivo è “garantire che chi opera in settori sensibili sia soggetto a un controllo regolare della propria attività”, anche alla luce delle tensioni geopolitiche in corso e del crescente uso dell’informazione come strumento d’influenza internazionale.

Non sono tardate le reazioni critiche, in particolare dal mondo accademico e dai media internazionali. Università e centri di ricerca statunitensi temono che la nuova normativa scoraggi l’arrivo di studenti di talento da tutto il mondo, andando a colpire uno degli ambiti – l’istruzione superiore – in cui gli Stati Uniti vantano una storica attrattiva globale. “Si rischia di compromettere non solo la nostra leadership scientifica, ma anche importanti fonti di finanziamento e scambio culturale”, hanno sottolineato alcune istituzioni universitarie in una nota congiunta.

Analoga preoccupazione arriva da organizzazioni a difesa della libertà di stampa, secondo cui la mossa dell’amministrazione potrebbe minare la capacità dei giornalisti stranieri di coprire in modo indipendente gli eventi negli Stati Uniti. Un ulteriore elemento di tensione in un clima politico già segnato da forti polemiche sul ruolo dell’informazione e sulle accuse – ricorrenti in ambito trumpiano – di parzialità e interferenze da parte dei media internazionali.

Dal punto di vista giuridico, le nuove regole dovranno ora attraversare il processo previsto per i cambiamenti normativi, con una fase di consultazione pubblica e la possibilità, per i soggetti interessati, di presentare osservazioni e obiezioni. Ma l’annuncio stesso rappresenta già un chiaro segnale politico: in un momento in cui il tema dell’immigrazione resta centrale nella narrazione dell’ex presidente, candidato alla riconferma, ogni leva utile a rafforzare il controllo sulle frontiere diventa parte integrante della sua strategia elettorale.

La stretta sui visti, in questo senso, si inserisce in un quadro più ampio di provvedimenti orientati a disincentivare la presenza prolungata di cittadini stranieri sul suolo americano, anche quando si tratta di categorie tradizionalmente considerate “non minacciose” come studenti universitari e corrispondenti esteri. È un messaggio preciso agli elettori e agli avversari: Trump vuole mostrare di avere le redini dell’ingresso negli Stati Uniti ben salde, senza eccezioni.

Sarà ora da vedere quali effetti concreti avrà il nuovo approccio, soprattutto se la misura dovesse entrare in vigore prima delle elezioni. Ma l’indirizzo è ormai tracciato, e il segnale lanciato è inequivocabile: per l’amministrazione Trump, non esistono visti “innocui”. Tutto passa al vaglio della sicurezza nazionale. Anche chi entra per studiare. Anche chi arriva per raccontare.

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