15 Settembre 2026, martedì
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Forum sessista da 200mila iscritti, foto rubate di donne in politica finite online

Un archivio digitale raccoglie immagini sottratte e decontestualizzate di ministre, deputate e amministratrici, accompagnate da commenti volgari. Le dirette interessate annunciano denunce. Pd e M5S invocano leggi contro la violenza digitale.

Un nuovo scandalo scuote la politica italiana. Dopo il caso “Mia Moglie”, un forum online con oltre 200mila iscritti è finito al centro delle polemiche per la presenza di una sezione interamente dedicata a donne impegnate nella vita pubblica. Lì, immagini sottratte o semplicemente decontestualizzate vengono rilanciate con didascalie sessiste e commenti volgari, in un crescendo che travolge premier, ministre, parlamentari ed esponenti locali.

Nella lunga lista di vittime compaiono nomi di primo piano: dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla segretaria del Pd Elly Schlein, da Beatrice Lorenzin a Daniela Santanchè, da Marianna Madia a Maria Elena Boschi, passando per Chiara Colosimo, Barbara Floridia, Alessandra Mussolini, Chiara Appendino, Lara Comi. Ma il fenomeno si allarga anche ad amministratrici locali come Valeria Campagna e deputate come Lia Quartapelle e Alessia Morani.

Il meccanismo è sempre lo stesso: foto prese da social o da eventi pubblici, isolate da ogni contesto, ridotte a dettagli e accompagnate da frasi offensive a sfondo sessuale. Non c’è alcun riferimento all’attività politica delle dirette interessate, ma soltanto la trasformazione delle loro immagini in strumenti di derisione e denigrazione.

Le reazioni delle dirette interessate

Alcune parlamentari hanno già annunciato azioni legali. Lia Quartapelle ha spiegato: «Ho deciso di reagire presentando denuncia, non solo per me ma per tutte le donne vittime di questa violenza». Morani e Campagna hanno parlato di “aggressione alla reputazione e alla dignità personale”, sottolineando la gravità di un fenomeno che non si può più minimizzare.

La fuga degli utenti dalla piattaforma

Parallelamente, cresce il numero di iscritti che chiedono di cancellare i propri profili. Ma il sito prevede tempi lunghi: la procedura richiede trenta giorni e non comporta la rimozione automatica di post e commenti. Alcuni utenti, imbarazzati per la piega presa dalla vicenda, si dicono persino pronti a pagare pur di eliminare ogni traccia della loro attività.

L’indignazione politica

Dal centrosinistra la condanna è stata immediata e unanime. Sandro Ruotolo, eurodeputato del Pd, ha parlato di «violenza inaudita che nasce dall’odio verso le donne e non dall’amore, ma dal potere». Roberta Mori, portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, ha definito il forum «un girone infernale di aggressione alla reputazione» chiedendo «una legislazione specifica sulla violenza digitale».

Giuseppe Provenzano, della segreteria Pd, ha ricordato che «l’utilizzo di immagini senza consenso e i commenti vili sono anch’essi violenza, segno della persistenza di una cultura patriarcale da abbattere». Marta Bonafoni ha sollecitato un intervento della Polizia postale per chiudere piattaforme e gruppi che diffondono contenuti di questo tipo.

Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso solidarietà alle vittime, sostenendo che la violenza digitale equivalga a vere e proprie molestie e debba essere affrontata con gli stessi strumenti di legge.

La questione aperta

Il nuovo caso mostra come la violenza di genere trovi oggi uno spazio fertile anche in Rete. L’assenza di consenso non è un dettaglio, ma la sostanza di una dinamica che umilia e annienta. Sottrarre, manipolare ed esporre immagini di donne significa negare loro dignità e libertà.

La vicenda rilancia con forza la necessità di strumenti normativi specifici per contrastare la violenza online, responsabilizzando le piattaforme e sostenendo le vittime. Una battaglia che non può riguardare soltanto le donne, ma l’intera società.

Perché Internet, da luogo di libertà e confronto, non si trasformi in un’arena di sopraffazione.

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