3 Ottobre 2026, sabato
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Israele prepara l’assalto a Gaza City: Katz approva i piani militari, la comunità internazionale condanna gli insediamenti in Cisgiordania

“Si apriranno le porte dell’inferno per Hamas”, avverte il ministro della Difesa. Netanyahu insiste: “Prenderemo Gaza, anche con un accordo”. La direttrice dell’UNRWA denuncia: “I civili non hanno dove andare. Si bombarda anche la zona sicura”

Mentre la tensione nell’area cresce a ritmi drammatici, Israele alza il livello dello scontro annunciando un’accelerazione delle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dato ufficialmente il via libera ai piani dell’esercito per un’offensiva su vasta scala su Gaza City, epicentro della resistenza armata di Hamas.

“Si apriranno le porte dell’inferno per gli assassini e gli stupratori di Hamas”, ha dichiarato Katz, utilizzando toni che lasciano poco spazio all’ambiguità e che confermano l’intenzione del governo di proseguire la campagna militare con il massimo della determinazione.

L’esercito israeliano, secondo quanto confermato da fonti ufficiali, è già penetrato nella periferia della città, con l’obiettivo dichiarato di “smantellare le infrastrutture militari di Hamas” e ristabilire il controllo sulla parte settentrionale della Striscia. Secondo le stesse fonti, l’assalto alla città rappresenta uno snodo centrale della strategia israeliana per “sconfiggere Hamas definitivamente”, in un’operazione che potrebbe però avere conseguenze umanitarie ancora più gravi delle fasi precedenti.

E intanto, su un altro fronte – quello politico – il governo israeliano annuncia una decisione destinata a far discutere e a inasprire ulteriormente i rapporti con la comunità internazionale. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha confermato l’approvazione definitiva del progetto di espansione dell’area denominata “E1”, una zona chiave tra Gerusalemme Est e la Cisgiordania. Un piano urbanistico estremamente controverso, che – se realizzato – spezzerebbe in due il territorio palestinese in Cisgiordania, compromettendo in modo pressoché irreversibile la possibilità di costituire uno Stato palestinese contiguo e autonomo.

Smotrich ha definito il via libera al piano “una decisione storica”. Ma la risposta internazionale è stata immediata e compatta. Ventuno Paesi, tra cui l’Italia, hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si definisce “inaccettabile” l’autorizzazione al progetto. La presa di posizione del governo italiano, per bocca della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stata netta: “L’Italia condanna la decisione israeliana di autorizzare nuovi insediamenti in Cisgiordania. Tale decisione è contraria al diritto internazionale”.

Nonostante le crescenti pressioni internazionali, il premier Benjamin Netanyahu mostra di non voler retrocedere. In un discorso ufficiale ha ribadito che l’obiettivo di “prendere Gaza” rimane invariato, anche nell’ipotesi di un accordo per una tregua. “Ho dato istruzioni – ha dichiarato – per avviare immediatamente negoziati per la liberazione di tutti i nostri ostaggi e la fine della guerra secondo condizioni accettabili per Israele”.

Sul terreno, intanto, le conseguenze del conflitto continuano ad abbattersi in modo devastante sulla popolazione civile palestinese. Secondo quanto riferito da fonti mediche della Striscia di Gaza contattate da Al Jazeera Arabic, solo nelle ultime ore almeno venticinque persone sarebbero rimaste uccise negli attacchi israeliani. Tra le vittime ci sono anche tre bambini, morti durante un bombardamento su una tenda in Jalaa Street, nella zona occidentale di Gaza City.

Sul piano umanitario, la situazione appare ogni giorno più disperata. Raquel Martì, direttrice in Spagna dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), ha lanciato un nuovo, durissimo allarme. “Già 16.000 persone sono riuscite a uscire da Gaza, e altre continueranno a farlo man mano che Israele renderà la situazione sempre più insostenibile. Ma c’è gente che non se ne andrà, semplicemente perché non ha un posto dove andare”, ha spiegato.

Anche la cosiddetta zona sicura di Al Mawasi, individuata da Israele come possibile area di rifugio per i civili, risulta secondo l’UNRWA soggetta a bombardamenti. “Sono mesi che sentiamo parlare Netanyahu di negoziati di pace – ha aggiunto Martì – ma intanto si continua a massacrare. La popolazione è posta davanti a una scelta impossibile, senza alternative reali.”

Lo scenario si configura dunque sempre più come un labirinto geopolitico e umanitario, in cui la diplomazia internazionale sembra procedere a fatica e l’orizzonte di una soluzione politica appare ancora distante. Mentre l’operazione militare israeliana si intensifica e il governo di Tel Aviv stringe ulteriormente la presa su Gaza e sulla Cisgiordania, la popolazione civile palestinese paga il prezzo più alto, stretta in una morsa che nega sicurezza, riparo e futuro.

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