6 Ottobre 2026, martedì
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Taser sotto accusa dopo due decessi: la difesa delle forze dell’ordine e il fronte politico

Dopo i casi di Olbia e Genova, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro carabinieri, sindacati e politica si confrontano sull’uso dell’arma a impulsi elettrici. Tra richieste di maggiori tutele legali per gli operatori e l’appello a non strumentalizzare vicende dolorose.

L’uso del Taser torna al centro del dibattito nazionale dopo due episodi drammatici avvenuti a poche ore di distanza, a Olbia e a Genova, che hanno avuto come esito la morte di due persone fermate dai carabinieri. In entrambi i casi, i militari hanno utilizzato la pistola a impulsi elettrici per contenere soggetti descritti come violenti e non collaborativi. Pochi minuti dopo l’intervento, entrambi sono stati colpiti da arresto cardiaco. Le Procure competenti hanno aperto fascicoli di indagine e quattro militari dell’Arma risultano ora iscritti nel registro degli indagati.

A intervenire con decisione è stato Ilario Castello, segretario nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC), che ha denunciato una situazione ormai diventata ricorrente: “I recenti fatti di cronaca riaccendono i riflettori sull’utilizzo del taser e ci pongono davanti all’ormai consolidata realtà del cosiddetto ‘atto dovuto’ che, puntualmente, colpisce chi svolge il proprio lavoro. Siamo addolorati per la morte di due persone, ma è errato soffermarsi solo sul decesso senza considerare ciò che realmente accade”.

Castello ha sottolineato come gli operatori delle forze dell’ordine si trovino spesso a dover decidere in pochi istanti, in condizioni di forte pericolo, e che la prospettiva di un’iscrizione automatica nel registro degli indagati rischia di compromettere la serenità con cui dovrebbero operare. “Non si può continuare a lavorare senza la giusta tranquillità, né fisica né giuridica. Sappiamo che il Governo sta lavorando in questa direzione, ma è urgente individuare reali tutele per chi è chiamato a intervenire in frazioni di secondo, per il bene della collettività e per la propria incolumità”.

Da qui la richiesta di un tavolo tecnico con le parti sociali per affrontare il tema delle garanzie legali per gli operatori. Una questione che, secondo il sindacato, non è più rinviabile.

Sul fronte politico, è intervenuto il deputato Edmondo Cirielli, coordinatore della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia, che ha ribadito l’importanza del taser come strumento operativo delle forze dell’ordine. “Il taser, alternativa all’uso delle armi da fuoco, è indispensabile. Viene utilizzato secondo rigidi protocolli e serve a tutelare la sicurezza degli agenti e dei cittadini di fronte a soggetti violenti e pericolosi che minacciano concretamente l’incolumità pubblica. Nei casi di Olbia e Genova sembra proprio che vi fossero condizioni di pericolo oggettivo”.

Cirielli ha espresso cordoglio per i decessi, ma ha anche messo in guardia contro il rischio di un dibattito distorto: “Non comprendo i tentativi maldestri di strumentalizzare due eventi dolorosi, colpevolizzando le forze di polizia, che invece meritano piena gratitudine e sostegno incondizionato. Sulla base delle evidenze preliminari non emergono connessioni causali dirette tra l’uso del taser e la morte delle due persone, ma piuttosto una concomitanza temporale che necessita di doverosi approfondimenti investigativi”.

Il confronto resta dunque aperto. Da un lato, l’urgenza di chiarire il perimetro giuridico entro cui operano le forze dell’ordine e garantire loro protezione adeguata; dall’altro, il dibattito politico e sociale sull’opportunità di affidare a uno strumento a impulsi elettrici un ruolo così delicato nella gestione dell’ordine pubblico.

Con tutta onestà intellettuale, la nostra redazione nazionale non ha riscontrato grandi polemiche né processi sommari sull’uso del taser. Anzi, tutt’altro: la percezione prevalente, anche tra addetti ai lavori ed esperti, è che lo strumento rappresenti una valida alternativa all’arma da fuoco e possa contribuire a ridurre i rischi tanto per gli operatori quanto per i cittadini. Ciò che appare necessario, e non più rinviabile, è investire in formazione: una preparazione adeguata, aggiornata e capillare può fare la differenza nel garantire un utilizzo corretto e proporzionato, mettendo in sicurezza tutti gli attori coinvolti.

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