ROMA – L’Associazione Italiana Allenatori di Calcio (Aiac) rompe gli indugi e chiama in causa direttamente la Federazione Italiana Giuoco Calcio. Con una lettera-appello indirizzata al presidente federale Gabriele Gravina, il sindacato guidato da Renzo Ulivieri chiede che la Figc si faccia promotrice presso Uefa e Fifa di un’iniziativa senza precedenti: la sospensione temporanea di Israele da tutte le competizioni calcistiche internazionali.
Un’iniziativa destinata a far discutere, maturata a poche settimane dalla doppia sfida che attende la Nazionale italiana contro Israele, l’8 settembre e il 15 ottobre, valida per le qualificazioni ai prossimi Mondiali. L’Aiac sottolinea come il calcio non possa rimanere estraneo alla tragedia che si consuma da mesi nella Striscia di Gaza, chiedendo una presa di coscienza che vada oltre le dichiarazioni di principio.
“La nostra non è un’azione simbolica – afferma Ulivieri – ma una scelta necessaria, che risponde a un imperativo morale condiviso da tutto il gruppo dirigente”. Una posizione maturata dopo un confronto interno al consiglio di presidenza e approvata all’unanimità dal direttivo nazionale.
Nella lettera, resa nota da Ansa, si sottolinea come il conflitto in corso abbia già causato migliaia di vittime civili, tra cui anche atleti, tecnici e dirigenti sportivi. L’appello ricorda la morte di Suleiman al-Obeid, stella del calcio palestinese, e ribadisce che “i valori di umanità, che sostengono quelli dello sport, impongono di contrastare azioni di sopraffazione dalle conseguenze terribili”.
Anche i vicepresidenti dell’associazione si sono espressi con parole nette. Ezio Camolese ha dichiarato: “Non si può pensare solo a giocare, voltando lo sguardo altrove. Non sarebbe giusto”. Aggiunge Beppe Vossi: “Troppi innocenti sono morti senza colpa, tra loro tanti sportivi. Un motivo in più per cercare azioni di contrasto internazionale anche nel nostro settore”. Infine Perondi: “Il mondo è in fiamme, molti popoli soffrono come quello palestinese. L’indifferenza non è ammissibile”.
La riflessione proposta dall’Aiac assume i toni di un vero manifesto politico-sportivo. La lettera non ignora il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, con oltre mille vittime israeliane e la presa di centinaia di ostaggi, ma lo pone accanto alla “feroce rappresaglia” di Israele, definita dall’associazione una risposta sproporzionata che ha causato decine di migliaia di morti civili palestinesi. “La Storia – scrive l’Aiac – non si è fermata all’Olocausto, che nessuno vuole dimenticare. Ma proprio quella memoria ci impone oggi di non chiudere gli occhi davanti ad altre tragedie”.
Il richiamo, infine, va direttamente allo Statuto della Figc. L’articolo 2, comma 5, stabilisce che la Federazione promuove l’esclusione dal calcio di ogni forma di discriminazione, razzismo, xenofobia e violenza. Per l’Aiac questa norma deve tradursi in un atto concreto: la richiesta formale a Uefa e Fifa di sospendere Israele dalle competizioni, almeno fino a quando la guerra non avrà termine.
Un appello che intreccia sport, politica e coscienza civile, e che ora mette la palla nelle mani della Figc. Toccherà al presidente Gravina decidere se raccogliere o meno la richiesta degli allenatori italiani e aprire un fronte che rischia di avere ripercussioni a livello internazionale.
