21 Settembre 2026, lunedì
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Putin apre al faccia a faccia con Zelensky: vertice entro agosto, poi il trilaterale con Trump

Il leader del Cremlino accetta il bilaterale con il presidente ucraino. L'incontro, promosso anche dall’Italia, si terrà entro fine mese e sarà seguito da un vertice a tre con Trump. Kiev: “Entro dieci giorni le garanzie di sicurezza dall’Occidente”. Macron frena, nuovi bombardamenti russi nella notte.

Una svolta diplomatica prende forma sullo scacchiere internazionale, con sviluppi che potrebbero cambiare l’assetto della guerra in Ucraina. Vladimir Putin ha detto sì al bilaterale con Volodymyr Zelensky: l’incontro, atteso da tempo e finora sempre sfuggito alle agende diplomatiche, si svolgerà entro la fine di agosto in una località ancora da definire. Ma non sarà un semplice colloquio a due: subito dopo è previsto un vertice trilaterale, con la partecipazione di Donald Trump, sempre più protagonista nel nuovo equilibrio globale.

La notizia, giunta a poche ore dalla conclusione dei colloqui a Washington tra Trump e i leader europei – inclusi Zelensky e Tajani – segna un passaggio potenzialmente cruciale nella guerra che da oltre tre anni lacera il cuore dell’Europa orientale. A renderlo noto sono fonti vicine al Cremlino e confermate indirettamente da Kiev, dove Zelensky ha accolto con favore l’apertura russa, sottolineando che “entro dieci giorni gli alleati occidentali formalizzeranno le garanzie di sicurezza per l’Ucraina”.

Sullo sfondo, restano pesanti le incognite sui contenuti e gli esiti concreti dell’incontro. Zelensky ha ribadito che il nodo territoriale, ovvero lo status delle aree occupate dalla Russia, è “una decisione che spetta a me e a Putin”, parole che confermano come l’autonomia negoziale sul dossier ucraino resti centrale, nonostante il sostegno militare e politico dell’Occidente.

Non manca però lo scetticismo. Il presidente francese Emmanuel Macron, pur ribadendo l’importanza di ogni iniziativa di dialogo, ha espresso forti riserve sull’apertura di Mosca: “L’impegno per la pace è necessario, ma dubito della sincerità di Putin”, ha affermato da Parigi, lasciando intendere che una parte dell’Europa continua a vedere la mano del Cremlino con diffidenza, anche in chiave strategica.

Diverso l’approccio dell’Italia, che fin dall’inizio ha sostenuto il percorso negoziale come unica vera via d’uscita al conflitto. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che “la proposta italiana è stata accolta”, rivendicando un ruolo attivo nella costruzione di questo nuovo quadro diplomatico. “Serve un percorso realistico e condiviso che porti a una pace duratura e giusta”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di mantenere un equilibrio tra fermezza e apertura al dialogo.

Ma mentre i canali diplomatici si riaprono, la guerra continua sul campo. Le autorità ucraine hanno denunciato una nuova ondata di attacchi russi nella notte, con lanci di missili e droni su diverse città del Paese. L’offensiva è arrivata poche ore dopo la fine del vertice alla Casa Bianca, in un timing che Kiev interpreta come un messaggio diretto: il Cremlino non intende abbassare la pressione, nemmeno in un momento di possibile svolta diplomatica.

La simultaneità degli attacchi e l’annuncio dell’imminente bilaterale con Zelensky alimentano un’ambiguità che da sempre accompagna le mosse di Mosca: offrire segnali di apertura sul piano internazionale, mentre sul campo insiste una strategia militare costante e sistematica.

Il ruolo di Trump in questo contesto si profila centrale. L’ex presidente americano, candidato alle prossime elezioni, ha dimostrato di voler assumere un ruolo attivo nella crisi ucraina, differenziandosi per tono e approccio rispetto all’amministrazione Biden. Dopo aver ricevuto Zelensky a Washington, il contatto diretto con Putin è stato il passo successivo: ora si prepara il vertice a tre, che potrebbe rappresentare un primo passo verso una trattativa strutturata, o soltanto una nuova schermaglia diplomatica.

Molto dipenderà dalla capacità delle parti di trasformare l’apertura in un percorso concreto, non solo di cessate il fuoco, ma di negoziato su sicurezza, confini, e futuro politico dell’Ucraina. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si tratta di una reale finestra di pace o dell’ennesimo esercizio retorico in un conflitto che, finora, ha lasciato sul campo migliaia di vittime e un’Europa divisa.

Il mondo resta in attesa. Con cautela, e senza illusioni.

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