Donald Trump, tornato alla Casa Bianca con la promessa di “porre fine alla guerra in Ucraina in 24 ore”, avrebbe già individuato la chiave dell’accordo con Mosca: la cessione del Donbass alla Russia. Lo rivela il New York Times, citando fonti vicine al dossier, secondo le quali il presidente americano sarebbe pronto a sostenere una soluzione che passa per la rinuncia da parte di Kiev a parte dei propri territori.
Secondo quanto trapela da ambienti diplomatici, l’ipotesi prevede non soltanto il riconoscimento del controllo russo sul Donbass, ma anche il congelamento della linea del fronte nelle regioni meridionali di Kherson e Zaporizhzhia. In altre parole, si arriverebbe a una pace “imperfetta”, fondata sulla cristallizzazione dell’attuale situazione militare e sulla rinuncia formale di Kiev a riconquistare aree strategiche ormai da tempo sotto il controllo delle truppe di Mosca.
Si tratta di una condizione che Vladimir Putin avrebbe posto fin dall’inizio dei tentativi di dialogo, e che ora la Casa Bianca sembra intenzionata a prendere in considerazione. Per il Cremlino, un simile accordo equivarrebbe a una vittoria politica e militare, legittimando di fatto l’annessione de facto dei territori orientali. Per Kiev, invece, significherebbe dover rinunciare a una parte del Paese, con tutte le implicazioni simboliche, politiche e costituzionali che ne derivano.
Il piano di Trump apre scenari complessi anche sul piano internazionale. L’Europa, che fin dall’inizio del conflitto ha sostenuto la linea dell’integrità territoriale ucraina, rischia di trovarsi divisa tra chi vede nell’accordo l’unica via realistica per fermare la guerra e chi teme che una simile concessione possa diventare un precedente pericoloso, legittimando l’uso della forza come strumento di revisione dei confini.
A Kiev la notizia è stata accolta con preoccupazione. Il presidente Volodymyr Zelensky ha più volte ribadito che nessun compromesso sarà possibile a spese della sovranità ucraina. Ma la prospettiva che la principale potenza occidentale spinga per una soluzione di questo tipo rischia di aumentare la pressione sul governo ucraino, già provato dall’usura del conflitto e dalla crescente difficoltà nel reperire aiuti e armamenti.
La mossa di Trump, se confermata, segnerebbe un punto di svolta: non solo per la guerra in Ucraina, ma per l’assetto geopolitico globale. Un accordo di pace fondato sulla cessione territoriale ridisegnerebbe l’equilibrio internazionale, aprendo la strada a un ordine mondiale in cui il principio di inviolabilità dei confini, sancito dopo la Guerra fredda, rischierebbe di essere definitivamente compromesso.
