Il Tar del Lazio annulla il decreto ministeriale sul foglio di servizio elettronico degli NCC, accogliendo i ricorsi delle associazioni di categoria. Sotto accusa l’obbligo di attendere 20 minuti tra una corsa e l’altra e la gestione centralizzata dei dati: per i giudici, violazioni della libertà d’impresa e del principio di uguaglianza.
Con una sentenza destinata a segnare un punto fermo nella disciplina del noleggio con conducente (NCC), il Tar del Lazio ha annullato il decreto interministeriale emanato il 16 ottobre 2024 dai Ministeri delle Infrastrutture e dell’Interno, che aveva introdotto una serie di vincoli operativi e gestionali fortemente contestati dagli operatori del settore. Al centro del provvedimento impugnato vi erano, in particolare, l’obbligo di attendere un intervallo minimo di venti minuti tra una prestazione e l’altra e la gestione esclusiva da parte del Ministero delle Infrastrutture dei dati raccolti tramite il foglio di servizio elettronico, da conservare per un periodo di tre anni.
Per il tribunale amministrativo, entrambe le disposizioni risultano lesive di principi costituzionali fondamentali, a cominciare dalla libertà di iniziativa economica sancita dall’articolo 41 della Costituzione. Il tempo minimo imposto tra due corse, sottolineano i giudici, “penalizza irragionevolmente” gli NCC rispetto ad altri operatori del trasporto privato, determinando una disparità di trattamento non giustificata né da esigenze di sicurezza né da motivazioni organizzative coerenti. Ne deriva, si legge nella motivazione, una violazione del principio di uguaglianza tra soggetti che operano nel medesimo ambito economico.
Altro nodo critico, secondo il Tar, è quello relativo alla titolarità e alla gestione dei dati del foglio di servizio elettronico. La concentrazione esclusiva di tali informazioni in capo al Ministero delle Infrastrutture, senza possibilità di gestione autonoma da parte delle imprese, comporta un’ingerenza sproporzionata nell’attività economica dei soggetti privati, con rischi per la riservatezza e per la concorrenza.
Le misure contenute nel decreto, che avrebbero dovuto regolamentare in modo più stringente il settore del noleggio con conducente — già oggetto di plurime revisioni normative negli ultimi anni — sono dunque state ritenute illegittime e inefficaci. La bocciatura non giunge inattesa: le principali sigle rappresentative degli NCC avevano da subito denunciato il carattere restrittivo e sproporzionato del provvedimento, giudicandolo non solo vessatorio, ma anche tecnicamente impraticabile.
La sentenza apre ora un nuovo scenario normativo. “Alla luce di questa pronuncia — dichiara Andrea Caroppo, deputato di Forza Italia e primo firmatario di una nuova proposta di legge per il settore — è ancora più evidente la necessità di un intervento legislativo organico e risolutivo, che superi la logica emergenziale e frammentaria degli ultimi anni”. La proposta, sostenuta anche dai colleghi di partito Stefano Benigni e Maria Paola Boscaini, mira a una semplificazione complessiva della disciplina degli NCC, nel rispetto della libertà imprenditoriale e della concorrenza.
Il Ministero delle Infrastrutture, dal canto suo, ha annunciato l’intenzione di proporre ricorso al Consiglio di Stato, ritenendo il provvedimento annullato “uno strumento essenziale per contrastare l’abusivismo e garantire trasparenza nei servizi di trasporto privato”. Si apre dunque una nuova fase di contenzioso, che potrebbe protrarsi ancora per mesi, lasciando il settore sospeso in una condizione di incertezza normativa che da tempo ne ostacola lo sviluppo.
Nel frattempo, l’annullamento del decreto ristabilisce — almeno provvisoriamente — uno spazio operativo più libero per gli operatori NCC, che da anni chiedono regole chiare ma non penalizzanti, in un mercato sempre più competitivo e tecnologicamente avanzato. La partita resta aperta, e il legislatore è ora chiamato a sciogliere definitivamente un nodo che ha assunto ormai una rilevanza sistemica.
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