6 Ottobre 2026, martedì
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Kiev sotto attacco, il bilancio si aggrava: 31 morti, tra cui cinque bambini. Trump condanna Mosca: “Disgustoso, imporrò sanzioni”

La capitale ucraina colpita da un violento raid notturno: decine di vittime civili e 159 feriti. Zelensky chiede all’Occidente una svolta politica contro il Cremlino. Tensione diplomatica tra Trump e Medvedev. Berlino invia nuove batterie Patriot.

Una nuova, drammatica notte di guerra ha colpito il cuore dell’Ucraina. Il numero delle vittime dell’attacco missilistico russo che ha investito Kiev nella notte tra giovedì e venerdì è salito a 31. Tra i morti, secondo quanto riferito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram, figurano anche cinque bambini, uno dei quali aveva appena due anni. Il numero dei feriti è salito a 159, con almeno 16 minori coinvolti. A fronte della tragedia, il sindaco della capitale ucraina ha dichiarato una giornata di lutto cittadino, mentre si moltiplicano gli appelli internazionali per una reazione più incisiva da parte dell’Occidente.

L’attacco, che ha colpito prevalentemente aree residenziali, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale la vulnerabilità dei centri urbani ucraini di fronte alla persistente campagna missilistica russa. Zelensky ha nuovamente chiesto un rafforzamento del sostegno militare, ma soprattutto una svolta politica, invocando una “pressione sistematica” per favorire un cambio di regime a Mosca. Una richiesta che non è solo militare ma strategica, e che punta a un isolamento politico e diplomatico sempre più marcato della Russia di Vladimir Putin.

Sul fronte delle reazioni politiche, l’intervento più netto è giunto da Donald Trump, che si è espresso in termini durissimi contro Mosca: “Quello che sta facendo la Russia è disgustoso”, ha dichiarato l’attuale presidente statunitense, lasciando intendere l’intenzione di introdurre nuove sanzioni contro il Cremlino. “Imporrò sanzioni – ha detto – anche se non so se servirà, perché non credo che a Putin importi davvero”.

Le parole del tycoon hanno provocato un’immediata reazione da parte dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, che ha replicato accusando Trump di essere “nervoso”. Il presidente americano non ha esitato a contrattaccare: “È un fallito, stia attento a ciò che dice”. Il botta e risposta si è consumato pubblicamente, con toni che evocano uno scontro personale, ma che riflettono le profonde fratture geopolitiche in atto. L’insofferenza reciproca tra le due figure simboleggia il clima di tensione crescente tra Washington e Mosca, che si alimenta anche sul piano delle dichiarazioni, in un duello verbale che affianca la guerra combattuta sul campo.

Nel frattempo, si registrano nuovi sviluppi sul fronte degli aiuti militari. Il ministero della Difesa tedesco ha annunciato che Berlino fornirà all’Ucraina due batterie del sistema di difesa antimissile Patriot. L’accordo, raggiunto in coordinamento con Washington, prevede la consegna dei primi lanciatori nei prossimi giorni, cui seguiranno altri componenti del sistema nei due-tre mesi successivi. La mossa tedesca si inserisce in un quadro di rafforzamento del sostegno militare occidentale a Kiev, che si prepara ad affrontare un autunno di ulteriori minacce, mentre la Russia continua a colpire infrastrutture e centri abitati con crescente aggressività.

La tragica conta delle vittime a Kiev è solo l’ultimo episodio di una guerra che, a oltre tre anni dall’inizio dell’invasione russa, continua a produrre distruzione e morte, lasciando dietro di sé una scia di dolore che non conosce tregua. L’attacco alla capitale, diretto deliberatamente contro aree civili, conferma ancora una volta l’assenza di qualsiasi distinzione tra obiettivi militari e popolazione inerme. Un’aggressione che si configura, per molti osservatori, come un ulteriore crimine di guerra, destinato a pesare sulle future responsabilità internazionali del regime russo.

Mentre le diplomazie occidentali valutano nuove misure di contenimento nei confronti di Mosca, il popolo ucraino si ritrova ancora una volta a piangere le proprie vittime. In un conflitto che sembra ormai entrato in una fase di logoramento strutturale, la prospettiva di una soluzione politica appare ancora lontana. L’intensificarsi dei raid e la retorica bellica inasprita su entrambi i fronti fanno temere che il peggio non sia ancora alle spalle. E intanto, Kiev piange.

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