Il devastante incendio che domenica ha avvolto Punta Molentis, località simbolo della costa sud-orientale della Sardegna, è al centro di un’indagine che punta a fare luce sull’origine delle fiamme e sulle eventuali responsabilità. L’ipotesi dolosa non solo non è esclusa, ma anzi viene apertamente evocata da più parti, in primis dal sindaco di Villasimius, Luca Dessì, che ha parlato senza mezzi termini di un gesto criminale: “Dietro questo rogo c’è la mano di un pazzo, un delinquente. Poteva essere una strage”.
Le fiamme hanno travolto in poco tempo la zona boschiva e i parcheggi a ridosso della spiaggia, riducendo in cenere decine di veicoli. La rapidità con cui l’incendio si è propagato ha lasciato centinaia di turisti intrappolati sul litorale, costringendo all’intervento congiunto Guardia costiera, 118 e Vigili del fuoco. L’evacuazione è avvenuta in condizioni di emergenza assoluta, con bagnanti e famiglie costretti a fuggire verso il mare per evitare di essere raggiunti dal fronte del fuoco.
In questo scenario già drammatico, un nuovo elemento è ora al vaglio degli inquirenti: la testimonianza relativa a un’automobile sospetta che sarebbe stata vista allontanarsi dalla zona boschiva poco prima dell’esplosione del rogo. “Stiamo investigando, non abbiamo ancora certezze”, ha dichiarato una fonte ufficiale del Corpo forestale della Regione Sardegna, che conduce le indagini sul campo. Il dato, se confermato, potrebbe rafforzare la pista dell’incendio doloso, già considerata altamente probabile dalle autorità locali.
Nel frattempo, l’attività repressiva del Corpo forestale prosegue anche su altri fronti. A San Giovanni Suergiu, nel Sulcis, due uomini sono stati arrestati con l’accusa di incendio boschivo doloso. Secondo quanto riferito da L’Unione Sarda, i due sarebbero stati individuati come responsabili di almeno un rogo sviluppatosi nei pressi di Iglesias. Le perquisizioni effettuate nelle loro abitazioni e nei veicoli avrebbero portato al rinvenimento di diversi inneschi artigianali, ritenuti compatibili con quelli utilizzati per appiccare il fuoco. I due sono stati trasferiti nel carcere di Uta, in attesa di processo.
Il caso Villasimius si inscrive così in un contesto più ampio di emergenza incendi che continua a flagellare l’Isola, in particolare nelle aree costiere e boscate, già sottoposte a pressione turistica e a condizioni climatiche estreme. Ma al di là della devastazione ambientale, sempre più spesso i roghi sembrano assumere i contorni di atti deliberati, con moventi ancora oscuri: dalla ritorsione personale al gesto dimostrativo, fino alle dinamiche legate a interessi economici locali.
In attesa che le indagini facciano chiarezza, resta l’immagine simbolica di una spiaggia trasformata in via di fuga e di una delle perle del turismo sardo ridotta, per ore, a scenario d’emergenza.
