14 Ottobre 2026, mercoledì
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FMI: Crescita italiana lievemente rivista al rialzo. Il Pil 2025 passa da +0,4% a +0,5%

Il Fondo monetario internazionale aggiorna le stime sull’Italia, mantenendo cauto ottimismo. L’accordo Ue–Usa sui dazi non incide, per ora, sul quadro macroeconomico delineato.

L’FMI ritocca al rialzo le previsioni di crescita per l’Italia, pur in un contesto globale fragile e ancora segnato da incertezze commerciali

Nel suo ultimo aggiornamento delle prospettive economiche globali, il Fondo monetario internazionale ha ritoccato lievemente verso l’alto le previsioni di crescita per l’Italia. Secondo l’istituzione di Washington, il Prodotto interno lordo italiano dovrebbe aumentare dello 0,5% nel 2025, un decimale in più rispetto alla stima formulata nel precedente outlook di aprile. Invariata, invece, la proiezione per il 2026, che resta ancorata a un +0,8%.

A illustrarne i dettagli è stato Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista dell’FMI, che ha collocato l’aggiornamento italiano in un quadro internazionale ancora denso di incognite: «La resilienza dell’economia globale è un segnale incoraggiante, ma resta fragile. Sebbene lo shock commerciale si stia rivelando meno severo di quanto inizialmente temuto, i suoi effetti si stanno comunque manifestando in modo diffuso».

Le nuove proiezioni dell’FMI, va precisato, sono state finalizzate prima dell’annuncio degli accordi commerciali tra Stati Uniti, Unione europea e Giappone. Tuttavia, sottolinea lo stesso Gourinchas, tali intese non alterano significativamente il quadro delineato dal Fondo. «Nel nostro scenario di base avevamo ipotizzato dazi medi statunitensi attorno al 17%. Le intese appena raggiunte mantengono i livelli tariffari entro un intervallo molto vicino a quello stimato. Per questo motivo, riteniamo che l’impatto sulle nostre previsioni sarà minimo, se non nullo».

Il punto non è tanto nella variazione dei dazi in sé, quanto nella possibilità che i nuovi accordi introducano una maggiore prevedibilità nei rapporti commerciali transatlantici. Una prospettiva che, per ora, rimane sullo sfondo e richiederà tempo per essere valutata con maggiore precisione. «Un elemento chiave di questi accordi – ha concluso Gourinchas – è il grado di certezza che potranno introdurre nel sistema degli scambi. Al momento è ancora troppo presto per misurarne l’effetto sistemico».

Nel complesso, l’Italia si muove dunque in uno scenario economico più stabile di quanto ipotizzato solo pochi mesi fa, ma che resta esposto a rischi esterni difficilmente quantificabili, dalle tensioni commerciali alle incertezze geopolitiche.

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