6 Novembre 2026, venerdì
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Tragedia sul lavoro a Napoli: tre operai precipitano da 25 metri, si indaga sulle responsabilità

Secondo gli accertamenti iniziali, le vittime non indossavano dispositivi di sicurezza e due lavoravano in nero. Quattro le persone indagate per omicidio colposo plurimo.

È una tragedia del lavoro quella che si è consumata a Napoli nella mattinata di giovedì, nel quartiere collinare dell’Arenella, al confine con il Vomero. Tre operai sono morti precipitando nel vuoto da un’altezza di circa 25 metri, dopo che il cestello montacarichi su cui si trovavano ha improvvisamente ceduto e si è ribaltato. Le vittime sono Vincenzo Del Grosso, 54 anni, Ciro Pierro, 62, e Luigi Romano, 67: tre uomini, tre storie, una sola tragica fatalità che oggi interroga il sistema della sicurezza nei cantieri italiani.

Secondo quanto emerso dai primi rilievi condotti dagli investigatori, i tre operai non indossavano caschi, cinture di sicurezza né imbracature anticaduta. È un dettaglio che non può essere ignorato, perché richiama in modo diretto le norme fondamentali della sicurezza sui luoghi di lavoro. Dalle verifiche effettuate dall’Ispettorato del lavoro e dall’INAIL, è inoltre risultato che soltanto uno dei tre, Pierro, lavorava con un regolare contratto. Gli altri due operai, Del Grosso e Romano, sarebbero stati impiegati in nero.

Il fatto è avvenuto intorno alle 9.25, in un condominio in cui erano in corso lavori edili. Il cestello, che avrebbe dovuto trasportare i tre operai fino al tetto, si trovava all’altezza del settimo piano quando, secondo una prima ricostruzione, la struttura portante ha ceduto. I tre sono precipitati nella chiostrina interna dell’edificio. Le urla hanno subito attirato l’attenzione di alcuni residenti e commercianti della zona, tra cui un testimone che ha riferito di aver udito un tonfo violento seguito dalle grida. Inutili i tentativi di soccorso: all’arrivo dell’ambulanza, non c’era più nulla da fare.

L’episodio ha aperto un’inchiesta della Procura di Napoli per omicidio colposo plurimo. Il fascicolo è affidato alla pm Stella Castaldo, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci. Al momento sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati: Vincenzo Pietroluongo, titolare della ditta individuale per cui lavoravano le vittime; il coordinatore per la sicurezza del cantiere; l’amministratore del condominio e il responsabile dell’azienda che ha noleggiato il montacarichi.

Al centro delle indagini ci sarebbe proprio la struttura su cui era installato il cestello elevatore. Gli inquirenti stanno valutando l’idoneità dell’impianto e la sua capacità di sostenere il carico, in particolare nel tratto finale della guida metallica, da cui si sarebbe originato il cedimento. L’attenzione si concentra non solo su eventuali carenze strutturali, ma anche sul rispetto delle procedure e degli obblighi normativi in materia di sicurezza.

Quella di Napoli non è una tragica eccezione, ma un episodio che si inserisce in una lunga serie di infortuni sul lavoro che continuano a funestare il panorama occupazionale italiano. Una ferita sociale che si riapre ogni volta che le regole vengono ignorate o applicate con superficialità. Oggi, al cordoglio, deve seguire un’azione concreta e sistemica, per riaffermare il diritto alla vita e alla dignità di ogni lavoratore.

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