4 Ottobre 2026, domenica
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Operazione Millennium: estradato dalla Spagna uno degli indagati chiave del sistema criminale calabrese

Era sfuggito all’arresto rifugiandosi all’estero, ma grazie alla collaborazione internazionale è stato riportato in Italia. L’inchiesta, avviata nel 2018, ha svelato una rete mafiosa radicata in tutto il Paese.

È stato consegnato all’Italia dalle autorità spagnole uno degli indagati destinatari di misura cautelare nell’ambito dell’operazione Millennium, una delle più imponenti azioni antimafia degli ultimi anni, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. L’uomo, ritenuto un elemento centrale del sistema criminale smantellato dai Carabinieri reggini, si trovava all’estero quando sono state eseguite le ordinanze. La sua cattura è stata possibile grazie a una tempestiva azione congiunta a livello internazionale.

Determinante il lavoro dell’Unità I-CAN, struttura dell’Interpol dedicata al contrasto della ‘ndrangheta, attiva all’interno del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. A partire dalle informazioni fornite dal Nucleo Investigativo dell’Arma di Reggio Calabria, l’Unità ha avviato una serie di contatti operativi con le autorità straniere. Una volta individuato in territorio spagnolo, è stata coinvolta l’unità antidroga e anticrimine della polizia nazionale spagnola, la UDYCO Central, che ha proceduto all’arresto.

L’estradizione rappresenta solo un tassello di un’operazione ben più ampia, scattata all’alba del 21 maggio 2025 e condotta in simultanea in numerose province italiane, tra cui Reggio Calabria, Milano, Roma, Bologna, Torino, Nuoro, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Agrigento e Verona. Centinaia di carabinieri sono stati mobilitati, con il sostegno del Raggruppamento Operativo Speciale, dello Squadrone Eliportato Cacciatori, del 14º Battaglione Calabria, dei nuclei cinofili, dell’unità elicotteri e della stessa I-CAN per la componente internazionale.

L’inchiesta, che ha avuto inizio nel 2018, si è sviluppata in cinque distinti filoni investigativi e ha portato all’esecuzione di novantasette misure cautelari: ottantuno in carcere e sedici ai domiciliari. Sono inoltre state sequestrate due società considerate funzionali al riciclaggio e al supporto economico delle attività mafiose. L’indagine ha coinvolto esponenti di vertice di alcune tra le principali cosche della provincia di Reggio Calabria, attive nei tre mandamenti storici: tirrenico, jonico e centrale.

Le accuse sono tra le più gravi previste dall’ordinamento: associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, scambio elettorale politico-mafioso e detenzione illegale di armi.

Si ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che tutte le posizioni dovranno essere esaminate nelle future fasi processuali, nel rispetto dei diritti degli indagati e del principio di presunzione di innocenza.

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