Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che a settembre la Francia riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina. La decisione arriva in un momento di grave impasse diplomatica: i colloqui di Doha tra le delegazioni israeliana e palestinese sono nuovamente crollati, con l’ennesimo ritiro della parte israeliana che ha fatto naufragare ogni speranza di tregua.
Il gesto francese è stato accolto con entusiasmo da Hamas, che ha espresso il proprio sostegno immediato, e dalla Spagna, che già nei mesi scorsi aveva avviato un percorso analogo. Ma l’iniziativa ha provocato una reazione durissima da parte del governo israeliano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha condannato senza mezzi termini la scelta di Macron, accusando la Francia di schierarsi con chi – a suo dire – collabora con il male.
Anche dagli Stati Uniti è giunta una ferma presa di posizione. Marco Rubio, segretario di Stato, ha definito la mossa francese “una decisione sconsiderata” che “alimenta la propaganda di Hamas” e rappresenta “un ostacolo alla pace” oltre che “uno schiaffo in faccia alle vittime degli attacchi del 7 ottobre”.
Nel frattempo, la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza continua a peggiorare drammaticamente. Secondo quanto riportato da Bel Trew, responsabile dell’ufficio esteri del quotidiano britannico The Independent, i livelli di malnutrizione acuta sono così gravi che, in alcuni casi, i pazienti risultano ormai irrecuperabili. Le testimonianze raccolte tra i medici parlano di una popolazione allo stremo, intrappolata in un assedio che ostacola l’arrivo degli aiuti umanitari.
In un clima sempre più teso e polarizzato, le parole del ministro ultranazionalista israeliano Amichay Eliyahu hanno suscitato ulteriore indignazione. In dichiarazioni rilasciate alla stampa, Eliyahu ha affermato che “tutta Gaza sarà ebraica” e che il governo israeliano sta “spingendo per la distruzione” dell’intero territorio. Ha inoltre sostenuto che la popolazione palestinese sarebbe stata “educata secondo il Mein Kampf” e che Israele “sta eliminando questo male”.
Il contesto internazionale si complica ulteriormente, con le diplomazie europee in movimento e un crescente divario tra Washington e Parigi. Il riconoscimento francese dello Stato palestinese, se confermato nei prossimi mesi, potrebbe rappresentare una svolta simbolica potente ma anche un punto di rottura in un equilibrio già fragile. La domanda che resta sospesa è se tutto questo porterà più vicino alla pace o, al contrario, inasprirà ulteriormente un conflitto senza fine.
