In un’Italia che si confronta quotidianamente con il dramma delle morti bianche, la notizia che arriva da Napoli – dove tre operai hanno perso la vita precipitando da un ponteggio – riporta al centro del dibattito pubblico la questione, irrisolta e drammatica, della sicurezza sul lavoro. È accaduto nel quartiere collinare del Vomero, in via San Giacomo dei Capri, durante alcuni interventi di ristrutturazione su un edificio di sei piani.
Secondo le prime ricostruzioni, ancora al vaglio degli inquirenti, i tre lavoratori stavano operando su un’impalcatura quando sarebbero precipitati nel vuoto, probabilmente a causa di un malfunzionamento di un montacarichi. Un volo fatale che non ha lasciato loro scampo. I soccorsi sono stati immediati, ma per i tre operai non c’è stato nulla da fare. Le vittime, di cui non sono ancora state diffuse le generalità, erano impegnate in attività ordinarie di cantiere, in un contesto che dovrebbe essere presidiato da rigide norme di sicurezza.
Eppure, come troppo spesso accade, quelle norme sembrano restare sulla carta, travolte da negligenze, ritardi nei controlli, o da un sistema che continua a trattare il lavoro manuale come un’attività sacrificabile. A morire, ancora una volta, sono operai: figure invisibili, troppo spesso marginalizzate nel racconto collettivo, ma centrali nell’economia quotidiana del Paese.
Il cantiere è stato posto sotto sequestro. Le autorità competenti, coordinate dalla Procura di Napoli, hanno avviato le indagini per accertare eventuali responsabilità. Al centro dell’inchiesta vi saranno le condizioni tecniche dell’impianto di sollevamento, le misure di protezione individuale adottate dai lavoratori e le verifiche di sicurezza predisposte dalla ditta esecutrice dei lavori. In attesa delle conclusioni, resta il silenzio pesante che circonda l’ennesima tragedia annunciata.
Secondo i dati INAIL, nei primi mesi del 2025 il numero degli incidenti mortali sul lavoro in Italia continua a mantenersi a livelli allarmanti, con una media che supera i due decessi al giorno. Una statistica che inchioda la società alle sue responsabilità. Parlare di “fatalità” serve solo a lavarsi le mani: dietro ogni morte sul lavoro c’è una catena di omissioni e superficialità che merita nome e punizione.
Napoli oggi piange tre vite spezzate. E l’Italia intera, se davvero vuole onorare quelle vite, è chiamata non solo al lutto, ma a una riflessione profonda e a un’azione concreta. Perché il diritto a lavorare in sicurezza non può più essere una promessa disattesa.
