A cura di Daniele Cappa
La sera del trenta agosto duemilaventitré, poco prima della mezzanotte, un treno in transito sulla linea ferroviaria tra Milano e Torino ha investito e ucciso cinque operai impegnati in lavori di manutenzione alla stazione di Brandizzo, in provincia di Torino. A quasi due anni dalla tragedia, la Procura di Ivrea ha concluso l’inchiesta, individuando ventiquattro persone coinvolte a vario titolo.
Le accuse formalizzate sono omicidio colposo e disastro ferroviario colposo. È invece caduta la contestazione più pesante, quella di omicidio volontario con dolo eventuale, avanzata nei primi momenti dell’indagine, ma non sostenuta dalle evidenze raccolte durante le successive verifiche.
Oltre ai ventuno individui, risultano indagate anche tre società: Rete Ferroviaria Italiana, la Sigifer di Borgo Vercelli e la Clf, Compagnia Lavori Ferroviari, con sede a Bologna. Sono queste le aziende direttamente o indirettamente coinvolte nella gestione delle attività di manutenzione che, quella sera, hanno portato alla morte di Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera, tutti dipendenti della Sigifer.
I cinque operai si trovavano sui binari per operazioni notturne di controllo e intervento, quando furono travolti da un treno in corsa. Un impatto violentissimo che non lasciò loro scampo e che sollevò sin da subito interrogativi gravi sulla gestione della sicurezza e sulle responsabilità operative.
Il lavoro degli inquirenti si è concentrato per mesi sull’analisi dei protocolli di sicurezza, sulle comunicazioni intercorse tra i diversi livelli operativi e sulla catena decisionale che ha portato i cinque uomini a lavorare in un’area non ancora messa in sicurezza e, soprattutto, non ancora liberata dal traffico ferroviario.
Secondo quanto ricostruito, sarebbero stati commessi gravi errori di coordinamento e valutazione, ma nessuno degli indagati avrebbe agito con l’intenzione di provocare la morte dei lavoratori, elemento che ha spinto la Procura ad archiviare l’ipotesi dell’omicidio volontario.
Con la chiusura delle indagini, si apre ora la fase decisiva in cui i legali delle persone e delle società coinvolte potranno presentare memorie difensive o chiedere nuovi accertamenti. Intanto, il ricordo della strage di Brandizzo continua a pesare come un monito drammatico sulla sicurezza nei cantieri ferroviari italiani, in attesa che la giustizia faccia piena luce sulle responsabilità di quanto accaduto.
