6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaAppalti sotto minaccia: colpo alla ‘ndrangheta nella Locride

Appalti sotto minaccia: colpo alla ‘ndrangheta nella Locride

Cinque persone indagate per estorsione mafiosa e turbativa d’asta: blitz all’alba tra Siderno, Placanica, Riace e Caulonia. Un’indagine partita da un rifiuto silenzioso a partecipare a una gara pubblica.

È scattato all’alba un nuovo e deciso affondo dello Stato contro le infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e amministrativo della Locride. I Carabinieri della Compagnia di Locri, supportati dai colleghi della Compagnia di Roccella Jonica, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone (quattro in carcere e una ai domiciliari), ritenute responsabili, in concorso tra loro, dei reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e turbata libertà degli incanti. Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, guidata dal Procuratore Giuseppe Lombardo.

Le indagini, complesse e articolate, hanno preso avvio nel marzo del 2023, quando un dirigente di un ufficio tecnico comunale ha riferito agli investigatori una circostanza rivelatrice: il titolare di fatto di una ditta edile locale aveva confidato di non poter partecipare a una gara d’appalto per il rifacimento di alcune strade a Siderno, a causa di pressioni e minacce ricevute da soggetti interessati ad accaparrarsi il lavoro.

Quel rifiuto, apparentemente motivato da discrezione o cautela, ha invece innescato una delicata attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Locri. Attraverso metodi tradizionali e intercettazioni ambientali e telefoniche, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire uno scenario inquietante: un incontro, registrato nel marzo 2023 in un immobile riconducibile a uno degli indagati, durante il quale sarebbero state esercitate pressioni esplicite affinché l’imprenditore – e indirettamente il figlio, formale titolare della ditta – rinunciassero a partecipare alla gara pubblica.

Emergerebbe anche il ruolo ambiguo del fratello della vittima, che avrebbe assunto la funzione di intermediario, dissuadendo l’imprenditore a presentare l’offerta, paventando un serio rischio per l’incolumità sua e dell’azienda.

Il contesto ricostruito dagli investigatori mostra elementi chiari di metodologia mafiosa: dalla convocazione dell’imprenditore in un luogo sconosciuto, alla presenza di più soggetti di cui veniva ostentata la vicinanza alla ‘ndrangheta locale, fino alla messa in campo di un linguaggio intimidatorio e allusivo. Tutti elementi che rafforzano l’ipotesi accusatoria secondo cui l’azione criminale non è stata frutto di una semplice intimidazione personale, ma di una regia riconducibile a una logica di controllo territoriale mafioso.

L’intervento odierno rappresenta l’ennesima conferma dell’attenzione costante delle forze dell’ordine e della magistratura calabrese nei confronti di quei fenomeni criminali che, approfittando della vulnerabilità del sistema economico locale, frenano lo sviluppo, minano la concorrenza e inquinano la trasparenza della cosa pubblica.

Va ricordato che le misure adottate sono state disposte in fase di indagine preliminare: i destinatari del provvedimento, pertanto, sono attualmente indagati e da ritenersi innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti